Lo scontro sul referendum è destinato a scivolare sempre più sul piano squisitamente politico, benché Fdi abbia oggi auspicato semmai un confronto sui contenuti della riforma Nordio. Ma è stato proprio il ministro Guardasigilli a riaccendere la polemica, attaccando i membri togati del Csm, che venerdì hanno chiesto di non "trascinare" il Consiglio "nel dibattito referendario" dopo le parole di giovedì di Nicola Gratteri. Questi ha contrattaccato affermando che le proprie parole sono state riportate "in malafede" facendogli dire cose che non ha detto.
Al procuratore di Napoli ha "tirato le orecchie" anche l'ex presidente della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, suscitando il plauso del centrodestra. A cinque settimane dal referendum, Nando Pagnoncelli, sul Corriere della Sera, ha spiegato che in base ai sondaggi di Ipsos la forbice tra il sì e il no si è ormai chiusa: in caso di bassa affluenza (42%) si affermerebbe il No, mentre prevarrebbe il Sì con una affluenza superiore al 50%. Uno scenario dunque dinamico, che spinge il presidente di M5s Giuseppe Conte a parlare di "rimonta" del sì, e con le parti in causa pronte a ribadire le proprie posizioni e gli argomenti. Elly Schlein ha detto che il No del Pd è per evitare "una magistratura controllata dal governo". Per Conte il governo si appresta a varare le leggi peraltro preannunciate da Nordio e dal ministro Tajani, che metterebbero le procure sotto il controllo del governo, togliendo loro la direzione della polizia giudiziaria. Tesi respinte dal centrodestra. Ma a mantenere alto lo scontro è stato il ministro Nordio che ha attaccato i membri togati del Csm, che venerdì avevano bloccato con una dichiarazione eventuali iniziative disciplinari contro Gratteri, per non "trascinare nella contesa referendaria" il Consiglio.
"Nel suo documento sul caso Gratteri - ha rimarcato il ministro -il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto". La membra laica del Csm, Isabella Bertolini, eletta in quota Fdi, non intende però demordere, ed ha annunciato che chiederà al plenum del Consiglio di pronunciarsi contro Gratteri. Contro il procuratore di Napoli anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, uno degli esponenti più autorevoli della Sinistra per il sì: le parole di Gratteri sono "indecenti", "ai limiti dell'eversione" perché pronunciate da un magistrato.
Una critica fatta propria anche da parlamentari di Fdi come Lucio Malan e Carolina Varchi. Gratteri però non ci sta a finire sul banco degli imputanti e accusa chi lo critica di "malafede" nell'aver riportato le sue parole. "Io ho detto che i mafiosi, la massoneria deviata, voteranno sì. Io non ho detto che chi vota sì è mafioso, è massone. Sono gli altri che in malafede hanno voluto riportare un dato, una cosa che io non ho assolutamente detto né pensato". "E' stato chi non ha argomenti, chi non riesce a spiegare qual è il vero motivo per cui cui è stata creata questa riforma della Costituzione. Ora purtroppo per loro bisognerà andare a votare perché, purtroppo per loro, ci vuole il referendum". Intanto il fronte del No incassa una adesione eccellente, quella di una dei principi del foro, l'avvocato Franco Coppi. Per lui la riforma non inciderà sulle garanzie dell'indagati, perché in tanti anni di carriera non gli è "mai capitato di sospettare che il giudice desse ragione al Pm solo perché fa parte della stessa carriera". "Se un giudice è un ciuccio non diventerà Ribot con la riforma".

