"Le libere donne" di Tobino diventano una favola tv

Scritto il 07/03/2026
da Paolo Scotti

Lino Guanciale protagonista della fiction di Raiuno ispirata al romanzo dello psichiatra-poeta

Al principio c'è il libro di uno psichiatra che, divenuto poeta prima e romanziere poi, conquistò lo Strega, il Campiello, il Viareggio. E ora c'è una fiction, che da quel libro prende liberamente spunto, nonché parte del titolo: Le libere donne. Quel che (si spera) rimanga è soprattutto l'esperienza umana, ma anche culturale e poetica, di Mario Tobino (1910-1991): fra i primissimi in Italia a tentare di umanizzare le cure dei malati di mente, ai suoi tempi ancora segregati nei manicomi, ma anche "per la prima volta descrivendo i pazzi - come scrisse Emilio Cecchi in una recensione - come personaggi vivi, con le loro passioni e le loro ragioni". Complessa la sfida, insomma, che Lino Guanciale interprete e Michele Soavi regista, su sceneggiatura di Peter Excaoustos, hanno voluto raccogliere trasformando Le libere donne di Magliano (questo il titolo del libro, pubblicato nel 1953, che interessò anche Federico Fellini) in un racconto da tv generalista. "Certo: il mondo degli ospedali psichiatrici è inconsueto per le serie tv - riconosce Exacoustos -. Così abbiamo cercato di renderlo meno inquietante e respingente possibile, trasformandolo in una specie di favola". Il fatto che si tratti soprattutto di un diario poetico, e ambientato negli anni '40, ha consentito di trarre dalle sue pagine atmosfere, tono e luoghi; "ma ci ha anche costretto a costruire una trama, e dei personaggi, adatti a parlare al pubblico televisivo d'oggi". Il che, in pratica, ha significato romanzare la relazione sentimentale che Tobino ha con una paziente, trasformare il personaggio della sua compagna Paola Levi in una staffetta partigiana, e sottolineare tematiche che, ancora di là da venire alla sua epoca, si legassero all'istituzionale e prossimo 8 marzo: la lotta al patriarcato, gli abusi sulle donne. Per Lino Guanciale "Tobino non è un eroe, non è un personaggio perfetto. Lui stesso è imbevuto di una mentalità machista. Nell'affrontare un ambiente psichiatrico ancora al paleolitico fa anche lui degli errori, sia professionali che sentimentali. Ma questo capita a chiunque faccia delle scelte. E quando si tratta di fare la scelta giusta, pur imperfetto com'è, non ha esitazioni e la fa. Molto chiaramente".

Così rivisto e articolato Le libere donne (da martedì 10 su Raiuno per tre sere) racconta l'illuminato psichiatra-poeta mentre sfida le regole repressive dell'ospedale, combattuto fra il rigore medico e l'inatteso sentimento per una ricoverata (Grace Kicaj), che un marito violento ha rinchiuso solo per questione di soldi. "Gran parte delle pazze di quell'ospedale, infatti - spiega lo sceneggiatore - non erano affette da alcuna patologia psichiatrica. Ma scontavano uno spirito ribelle, talvolta una diversità sessuale; spesso autentiche vessazioni di maschi prepotenti". Inoltre l'ardua impresa (partita addirittura nel 2017) per il regista Michele Soavi si colora d'inconsueti risvolti biografici. Tobino era infatti il compagno di Paola Levi, sorella di Natalia Ginzburg e già moglie di Adriano Olivetti, che di Soavi era il nonno. "Quindi per me Tobino è stato una specie di altro nonno - ricorda lui - che ho amato moltissimo. Solo da grande ho capito quanto famosi fossero i suoi amici che, come Leonardo Sciascia, frequentavano casa nostra. Raccontare la sua storia è stato bello. Ma anche difficile al limite dell'imbarazzo". Nei panni del dottor Anselmi, braccio destro del protagonista, troviamo infine Fabrizio Biggio, il comico spalla di Fiorello ne La pennicanza. A lui spetta alleggerire un po' l'atmosfera manicomiale. "Fiorello me lo diceva sempre - racconta - hai gli occhi tristi, dovresti debuttare in un ruolo serio". E Fiorello ha visto la serie? "Ha visto il trailer. E a commentato: Mi sa che è bella".