Maurizio Sallusti, addio al primario fratello di Alessandro

Scritto il 04/06/2026
da Maria Sorbi

Lutto al Policlinico, aveva 71 anni

Dei due fratelli Sallusti era quello più schivo. Ma - in altro modo - in prima linea quanto il fratello Alessandro, già direttore de Il Giornale e ora alla guida di Libero. Maurizio Sallusti, leva 55, papà di Giovanni, si è spento ieri dopo una pesante malattia. Era primario di Chirurgia d'urgenza al Policlinico di Milano, il «suo» ospedale, dove era entrato come giovane medico borsista, dove è stato in trincea durante il Covid e dove, infine, è stato paziente.

C'era una frase che Sallusti ripeteva spesso e che forse è la bandiera della sua carriera: «Il medico è anche un umanista, non solo uno scienziato». E infatti l'aspetto umano è quello che i suoi collegi ricordano con più piacere. «Quando ha lasciato l'ospedale - racconta Marco Giachetti, presidente della Fondazione Policlinico - mi ha scritto uno di quei messaggi che vanno conservati. Dai pazienti avevamo sempre feed back ottimi su di lui, era una persona che si dedicava molto, che sapeva ascoltare e incoraggiare». La carriera e poi la pensione. «Ciao a tutti - ha detto un giorno - me ne vado a fare il mio secondo lavoro: il nonno». E così, eccolo ritirare il camice bianco e arrotolarsi pantaloni e maniche per giocare a pallone con il nipotino Leonardo, che accompagnava sempre agli allenamenti, e per far divertire la piccola Carlotta, inseguendola sui pattini.

E poi le sue passioni: l'orto, i fiori, la buona tavola. E il diploma da sommelier, che ha trasformato la passione per i vini in qualcosa di più. «Un ottimista per definizione - ricorda Luigi Boni, che in corsia ha preso il suo posto nove anni fa e che nell'ultimo anno lo ha seguito come paziente - E una persona estremamente umile, aspetto tipico di chi è intelligente. Negli ultimi mesi analizzavamo assieme le sue Tac e lui, pur sapendo esattamente cosa lo aspettava, non si dava mai per sconfitto e affrontava tutte le terapie con grinta. Non lo dico tanto per dire, ma era una persona rara. In ospedale, in chirurgia, si discute, si litiga, soprattutto quando c'è tensione. Lui era capace di andare d'accordo con tutti».