Così Hitler tradì Mussolini portandolo (con l'Italia) alla rovina

Scritto il 07/03/2026
da Matteo Sacchi

Angelo Polimeno Bottai racconta il lato più oscuro del rapporto tra i due dittatori

Guardando indietro al gorgo della Seconda guerra mondiale, e alle correnti funeste che l'hanno generato è quasi inevitabile riflettere, e la storiografia lo ha fatto molto, sul binomio Hitler-Mussolini. Mussolini il modello di Hitler, Hitler il burattinaio di Mussolini dopo l'8 settembre 1943... Ma il rapporto tra i due dittatori, alla fine diversissimi tra loro, resta pieno di zone oscure. Mussolini nel corso degli anni diventa sempre meno capace di opporsi al Führer, ma quando inizia questo fenomeno? Ben prima del crollo militare dell'Italia e della nascita della Rsi, dopo il quale il fenomeno diventa di un evidenza lampante. E la dipendenza di Mussolini potrebbe originare da un ben calibrato tradimento tedesco?

È l'ipotesi che analizza Angelo Polimeno Bottai nel volume che ha appena pubblicato per i tipi di Utet: Il traditore. La vera storia dei due dittatori e di un patto costruito sull'inganno (pagg. 352, euro 20). Polimeno Bottai, giornalista a vocazione culturale del Tg1 - nonché nipote del gerarca Giuseppe Bottai che sfiduciò Mussolini il 25 luglio del 1943, votando la mozione Grandi - ricostruisce nel dettaglio la psicologia di Hitler e Mussolini e la spirale di lusinga e inganno che la cancelleria berlinese mise in atto nei confronti di Roma e del leader del fascismo. In questo senso il suo saggio riprende, e supera, le fila di un monumentale lavoro, del 1982, a firma di Erich Kuby e troppo trascurato nel nostro Paese: Il tradimento tedesco. Come il Terzo Reich portò l'Italia alla Rovina (in Italia uscì per i tipi di Rizzoli).

Polimeno Bottai in questo lavoro è attento soprattutto nell'evidenziare come Mussolini precipiti in una sudditanza psicologica già dal 1934. Hitler è un fanatico. Mussolini un tattico, bravissimo ad adattarsi agli eventi ma senza una strategia. E soccombe. "Sin dal primo faccia a del giugno 1934 a Venezia, quando Hitler arriva a dirgli che le razze nordiche sono superiori e che quello italiano è il popolo con più sangue negro".

Poi a stretto giro di posta arrivano l'uccisione del cancelliere austriaco Dollfuss (25 luglio 1934) legatissimo a Mussolini e addirittura nel 1936 la fornitura di armi sotto banco all'Etiopia. Una situazione che arriva ad essere paradossale dopo che l'Italia aderendo al patto Anticomintern sacrifica ingenti commesse economiche con l'Urss per poi assistere al patto Molotov-Ribbentrop con cui la Germania cerca di spartirsi l'est Europa con la Russia. Di nuovo per usare le parole dell'autore: "Il Patto d'acciaio scaturisce dunque da una serie di inganni a senso unico".

Ma Mussolini lasciandosi tradire senza mai reagire divenne a sua volta, a prescindere dalle molte altre colpe del fascismo, un traditore del suo Paese. Quanto incoscientemente? Non lo sapremo mai.