La Germania prepara la mobilitazione. Chi va all'estero deve essere autorizzato

Scritto il 05/04/2026
da Francesco De Felice

I maschi dai 17 ai 45 anni che lasciano il Paese devono "denunciarsi". Die Linke: "Militarizzazione surrettizia"

Un ufficio che pare un negozio di articoli militari, spesso deserto. È la Karrierelounge della Bundeswehr sulla Friedrichstraße nel centro di Berlino, dove le Forze armate tedesche informano sulle opportunità di carriera nelle proprie fila. Rinnovati nel 2023 con la svolta epocale innescata in Germania dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, i locali non attraggono molto pubblico, nonostante la panoplia di equipaggiamento e materiali in mostra, l'arredamento che vuole essere accattivante per i giovani. È il simbolo di una Germania che per decenni ha rifiutato la difesa come categoria della politica e soltanto adesso inizia a riscoprirla con difficoltà.

Ora, la Karrierelounge rischia di essere presa d'assalto, ma non da pacifisti che si oppongono a una Germania «pronta per la guerra», come la vuole il cancelliere Friedrich Merz e il ministro della Difesa Boris Pistorius. In ordinata teutonica fila fuori dalle porte potrebbero disporsi in molti, giovani e meno giovani, in cerca di informazioni su una notizia che ha sorpreso tanti. Alla vigilia di Pasqua, la Frankfurter Rundschau ha informato su un articolo passato inosservato della legge di riforma del servizio militare volontario che, in vigore dal 1° gennaio scorso, introduce elementi di obbligatorietà. È il comma 2 dell'articolo 3, secondo cui tutti gli uomini dai 17 ai 45 anni «devono ottenere l'autorizzazione dal competente centro di carriera delle Forze Armate tedesche se intendono lasciare la Germania per più di tre mesi».

Una cannonata per un popolo che ama viaggiare, geloso del proprio diritto alla riservatezza, ostile all'ingerenza dello Stato nella vita privata, che soprattutto guarda con scetticismo e preoccupazione al ritorno della dimensione militare nella sua quotidianità. A preoccupare di più è una modifica che si cela nella disposizione. Il consenso dell'autorità militare al soggiorno all'estero è ora sempre necessario, non vale esclusivamente nei casi di tensione o di difesa da un attacco, come invece prevedeva la norma quando era in vigore il servizio militare obbligatorio sospeso nel 2011. Bombardato da richieste di chiarimenti, il ministero della Difesa ha fornito risposte vaghe. Il dicastero ha ricordato che l'autorizzazione al soggiorno all'estero per chi può prestare servizio militare era «in vigore già durante la Guerra fredda, non aveva alcuna rilevanza pratica» e i

trasgressori «non sono sanzionati». Inoltre, «il permesso si considera concesso finché il servizio militare è volontario». L'obiettivo è consentire alla Bundeswehr, in caso di guerra, di sapere chi potrebbe trovarsi all'estero.

Non basta per Ulrike Eifler di Die Linke, partito post-comunista all'opposizione al Bundestag, che ha accusato il governo di agire «in maniera surrettizia» per la militarizzazione e la subordinazione autoritaria della società. Una polemica pretestuosa, con la riforma del servizio militare approvata dal parlamento federale. Resta però un fatto: la necessaria trasparenza su un tema tanto delicato pare sacrificata alla rapidità del riarmo della Germania. «L'avversario non aspetta», ripete il capo di Stato maggiore dell'esercito, il generale Christian Freuding, e il servizio militare potrebbe tornare obbligatorio se gli obiettivi di personale non verranno raggiunti. Entro il 2035, la Bundeswehr dovrà disporre di 260mila effettivi, circa 80mila in più degli attuali, a cui affiancare 200mila riservisti. Cifre difficili da raggiungere con gli arruolamenti volontari. Tanti tedeschi potrebbero presto dover mettersi in riga nei cortili delle caserme, volenti o nolenti, non fuori da un'agenzia per gli amati viaggi.