Non ci crede se non ci mette il naso. Lo si dice dei tanti Tommaso nel mondo.
Se quello in questione ha 2 anni, non vede mamma da una settimana e quindi, una volta conquistato il suo abbraccio, non la molla nemmeno in mondovisione, è cosa che non dovrebbe nemmeno fare notizia. Almeno non più del doppio oro della blasonata genitrice, colpevole, secondo i soliti leoni – e leonesse- da tastiera, di aver anteposto il bimbo, bollato come «maleducato», alle compassate dichiarazioni a favore di telecamere e media. Alla prima medaglia Lollobrigida si è tenuta in braccio il figlio nelle interviste. Alla seconda lo ha videochiamato, appena tagliato il traguardo, mentre lui era alla festina dell’asilo.
Francesca Lollobrigida è mamma prima che campionessa. O meglio è stata prima campionessa, ma poi è diventata mamma. Anche i figli di Valentina Vezzali, Josefa Idem ed Arianna Errigo hanno sempre festeggiato con la medaglia di mamma al collo nelle foto ufficiali e a bordo pedana. Un bebé cambia tutto anche per chi non abbia né il talento né la fortuna di vincere nemmeno la lotteria aziendale. Per questo le critiche social, soprattutto quelle che arrivano da altre donne, magari pure madri che si reputano modello, hanno ferito la pattinatrice, ma non hanno tardato a suscitare solidarietà bi partisan. «Ci chiedono di essere madri, poi ci criticano se non li nascondiamo», dice Laura Ravetto, responsabile del dipartimento Pari Opportunità del Carroccio. «Con quell'abbraccio ci ha ricordato che le donne possono essere tutto, nonostante stereotipi duri a morire», aggiunge Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati.
«Giù le mani da tutte le madri lavoratrici», scrive sui social l'eurodeputata del Pd, Alessandra Moretti. «Polemiche idiote», le ha bollate il leader di Azione, Carlo Calenda. Parla di «Cattiveria ed arretratezza culturale» la presidente della commissione femminicidio, Martina Semenzato. «Nemmeno all’Olimpiade l’Italia è un paese per mamme», commenta Famiglia Cristiana. E il Moige, il Movimento Italiano Genitori, «siamo con lei, contro un inaccettabile tentativo di mettere in contrapposizione la maternità con la realizzazione professionale e sportiva».
Ecco, in realtà, forse bisognerebbe dare il microfono a tante mamme che non vengono intervistate, anche se vincono medaglie nella vita di tutti i giorni. La stessa Lollo d’Italia ha ammesso di aver potuto pensare di mettere su famiglia quando la Federghiaccio ha messo a punto un protocollo ad hoc nel 2023 e che oggi fa da progetto pilota anche per altre atlete del ghiaccio che vorranno diventare mamma. «Vivo fuori casa più di 200 giorni l’anno. Ho potuto riprendere ad allenarmi dopo 3 mesi dal parto, avendo accanto a me, prima mia sorella, poi mio marito e quindi anche i nonni». Allora il problema non è un’intervista con un bimbo che si prende la scena.
Ma le tante mamme che dalla scena del lavoro devono scendere. Perché nessuno dà loro né un microfono, né un supporto quando, nella vita, arriva un Tommaso tanto vivace, com’è naturale, da valere, in ogni caso, qualunque esclusiva e, troppo spesso ancora, ogni rinuncia.
Solidarietà bipartisan alla Lollobrigida mamma-oro d'Italia
Scritto il 14/02/2026
da Lucia Galli

