Doveva essere una “festa” a tinte verdi, bianche e rosse come i colori della nostra bandiera ma a prevalere è stata inevitabilmente l’amarezza. Il derby dei due Matteo ai quarti di finale del Roland Garros, Arnaldi contro Berrettini, è stato vinto dal ligure ma il tennista romano, che aveva ritrovato finalmente continuità dopo tanti infortuni, si è dovuto nuovamente arrendere a un dolore fisico importante abbandonando la gara quasi al termine del secondo set.
L’amarezza di Berrettini
“Cìè una sensazione diversa quando vai a casa e pensi solo a cosa avresti potuto fare meglio se hai perso la partita in questo modo. Mi sono sentito e mi sento come se mi fosse stata tolta la possibilità di esprimermi fino all'ultimo punto, di provarci, ed è un po' quello che è successo negli ultimi anni", spiega amaramente il 30enne romano in conferenza stampa con tutta la sua delusione stampata nel volto.
Un dolore in costante aumento
I problemi erano già iniziati durante il primo set, lottato punto a punto. Berrettini ha spiegato ai giornalisti di aver sentito qualcosa “mentre servivo ma stavo gareggiando, la partita era davvero dura e semplicemente non ci ho dato molto peso. Sono solo andato avanti e ho cercato di fare del mio meglio”. I problemi sono aumentati con il passare dei minuti tant’é che all’inizio del secondo set è stato necessario un medical time-out. “Più giocavo, più servivo, più colpivo di dritto e peggio mi sentivo. Così ho chiamato in campo il team medico e mi hanno detto che l'area era molto infiammata e molto dolorante".
“Sono deluso”
In una gara della vita, ritirarsi così fa davvero male. Magari avrebbe vinto ugualmente Arnaldi ma lo avrebbe sentenziato il campo, non l’infortunio. La speranza, adesso, sia di poterlo rivedere sui tornei in erba. "Speriamo non sia niente di troppo grave. Sono ovviamente deluso, ma penso che se avessi continuato a giocare avrei peggiorato molto la situazione e probabilmente i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi. Quindi, sfortunatamente non avevo altre, altre scelte se non ritirarmi". La croce di Berrettini è sempre stata l’anca che lo ha costretto al lunghi stop come nel 2019 e 2020. “The Hammer”, come è soprannominato, ossia il martello, non avrebbe mai voluto ritirarsi “ma a volte devi farlo. Molti giocatori lo hanno fatto in passato ed è la peggiore sensazione in assoluto, ma è la cosa giusta da fare perché non è l'ultimo torneo che giocherò nella mia vita. E devo pensare al mio futuro. Devo pensare al mio recupero", ha concluso.

