Il peso dei 2 anni senza vittorie contro le altre grandi d'Italia è giusto che sia più sui giocatori che su Chivu, che l'anno scorso non c'era, ma che in questo campionato ha pure fatto un solo punto in 4 partite contro Juventus, Milan e Napoli (2), ovvero 3 sconfitte all'andata e un pareggio contro Conte al ritorno, l'unica non vittoria nelle ultime 12 giornate di campionato, il filotto della fuga.
«Mancano 14 partite, in questo momento un risultato non fa la differenza», frena Chivu e ha ragione perché non è questa ma il prossimo derby (7 o 8 marzo) la tappa che può valere lo scudetto numero 21. Un passo alla volta. Anche perché Spalletti e la Juventus meritano rispetto. «Luciano era già bravo ai tempi in cui mi allenava nella Roma, ma nel frattempo è cresciuto molto e in pochi mesi ha dato una fisionomia precisa alla sua squadra, molto temibile, capace di mettere in difficoltà chiunque in tanti modi».
Il lavoro di Spalletti è cosa tangibile per tutti, quello di Chivu di più, però. «Non mi aspettavo che fosse così bravo», sottolinea Massimo Moratti. I numeri non mentono: dopo lo scontro diretto perso allo Stadium, l'Inter ha fatto 18 punti in più della Juventus (da -6 a +12, tanta roba in 22 partite), di cui 9 nel percorso parallelo a quello di Spalletti (15 partite), perché poi oltre alle impressioni c'è sempre la classifica.
Affettuoso con Thuram («lo vorrei un po' più egoista in area di rigore, è troppo altruista; e lasciatelo ridere in pace col suo fratellino», che però potrebbe non esserci), di nuovo pungente sulla questione arbitrale, sempre a modo suo: «Io non ne parlo, e vorrei che i miei colleghi lo facessero anche dopo avere ricevuto un favore, non solo un torto». Gli dia torto, chi ci riesce. Barella dall'inizio o in panchina è l'unico dubbio di una formazione scontata.

