Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto nell’Aula della Camera in occasione delle celebrazioni per gli 80 anni dalla prima seduta dell’Assemblea Costituente. "Ringrazio i Presidenti delle Camere per aver assunto l'iniziativa di rendere onore - alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale - alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente - in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori - seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all'indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l'indipendenza", ha dichiarato il capo dello Stato.
Mattarella ha ricordato il percorso che condusse al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, sottolineando il contributo dei suoi componenti alla costruzione del nuovo ordinamento democratico. "I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell'Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l'invocato volto all'Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell'Italia e promosso il progresso del Paese", il suo intervento: "Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale".
Il presidente della Repubblica ha evidenziato il valore del dialogo e della sintesi tra le diverse forze politiche rappresentate nella Costituente, respingendo la lettura secondo cui il testo costituzionale sarebbe stato il risultato di un accordo finalizzato a tutelare interessi di parte: "Al contrario, si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti".
Nel ripercorrere il contesto storico pre-Repubblica, Mattarella ha ricordato il contributo dei partigiani, delle popolazioni colpite dalle violenze naziste e della Repubblica di Salò, dei militari del Corpo Italiano di Liberazione e degli oltre 600 mila internati in Germania. Ha inoltre richiamato il sacrificio degli italiani di origine ebraica deportati nei campi di sterminio e il ruolo di quanti parteciparono alla Liberazione nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane. Il capo dello Stato ha dunque sottolineato anche il ruolo svolto nella transizione da una classe dirigente non compromessa con il fascismo: "Una classe dirigente non compromessa col regime fascista - regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia - fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto. Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era terra di nessuno. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini".
Mattarella ha quindi ricordato il Decreto luogotenenziale 151 del 1944, approvato dal governo guidato da Ivanoe Bonomi, che affidò al popolo e a un’Assemblea eletta a suffragio universale diretto e segreto il compito di definire la nuova Costituzione: "Una rivoluzione pacifica che condusse alla transizione da monarchia a repubblica". Riferendosi al referendum istituzionale, il presidente ha aggiunto: "Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946 con il voto si sarebbe consumata la fine della breve monarchia dei Savoia Re d'Italia e realizzato il sogno risorgimentale di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi: una assemblea per il patto costituzionale tra gli italiani; un nuovo Stato per l'Italia unita".
Nel suo intervento, Mattarella ha richiamato anche le figure di Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, don Giovanni Minzoni, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, ricordate da Carlo Sforza nel discorso di insediamento della Consulta del 25 settembre 1945. In quell’occasione, Sforza indicò nell’integrazione dell’Italia in un’Europa pacificata e solidale una condizione per il futuro del Paese. Il presidente della Repubblica ha concluso richiamando l’esortazione formulata da Giuseppe Saragat all’apertura dei lavori della Costituente: "Aprendo i lavori della Costituente il Presidente Saragat aveva esortato: ‘Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano’. Il volto e l'anima che abbiamo avuto consegnato - e che i cittadini sentono propri - è quello della Costituzione. Frutto di una assemblea di donne e uomini liberi".
Alla cerimonia sono intervenuti anche i presidenti delle Camere. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha sottolineato il valore del referendum istituzionale e dell’elezione della Costituente nel ritorno della sovranità al popolo italiano: "Si compì una scelta di rinascita. L'Italia conobbe il suo primo, vero suffragio universale: una mobilitazione straordinaria in cui anche le donne scrissero da protagoniste una pagina indelebile della nostra storia democratica".
Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato il compito affidato all’Assemblea di definire il nuovo assetto dell’Italia e il rilievo assunto dalla partecipazione femminile, con l’elezione di 21 donne: "Il 25 giugno del 46 ci fu la prima seduta della Costituente. La Costituente aveva un compito senza precedenti e cioè dare una nuova fisionomia e di rinascita all'Italia. L'assemblea conobbe nella partecipazione femminile uno dei suoi elementi più significativi, 21 donne elette entrarono nell'assemblea per la costruzione della Repubblica. Fiducia, speranza e senso di responsabilità ispirarono quei momenti".
L’intervento del capo dello Stato è stato accolto da una standing ovation bipartisan. Ma questa non è l’unica notizia politica. Gli esponenti di Futuro Nazionale – il movimento guidato dal generale Vannacci – hanno disertato l’aula. Queste le parole di Edoardo Ziello: “Ero a Montecitorio – riporta il Corriere – ma sono andato via per partecipare al flash mob sulla Rai”. Impegni anche per l’altro vannacciano Emanuele Pozzolo: “Assente per impegni di partito a Torino”.

