Albanese è grande come l’Onu, il fatto che la Francia e la Germania, seguite poi da altri Paesi come il nostro, ritengano rovinato il suo ruolo di «esperta» sulla questione palestinese per le eccessive affermazioni di odio contro Israele e il popolo ebraico, attende però il contesto che si merita: quello di una aggressiva perenne inimicizia contro il piccolo stato ebraico. Piccolissimo, ma pur sempre ebraico, e questo non è mai piaciuto a tre quarti del consesso terzomondista dell’edificio newyorkese. Albanese è una degna figlia della sua alma mater, l’Onu, ed è là che è indispensabile guardare se le organizzazioni internazionali nate per proteggere la democrazia dopo la seconda guerra mondiale hanno ancora un significato.
Albanese e Guterrez non si frequentano di persona, si è curata di ripetere Albanese, ma la loro frequentazione è ideale. Dal 2015 al 2024 l’assemblea generale ha adottato 173 risoluzioni contro Israele, e solo 80 contro tutti gli altri Paesi del mondo. Solo nel 2022 15 risoluzioni antisraeliane, 13 contro gli altri Paesi. Nei primi 15 anni del Consiglio per i Diritti umani, su 171 condanne, 90 contro Israele, 10 contro l’Iran. L’Albanese e Guterrez dai primi giorni dopo il massacro del 7 di ottobre, sono stati fratelli: hanno suggerito che l’episodio «non avveniva nel vuoto», si sono impegnati nel delineare le colpe di Israele, in primis l’«occupazione» (inesistente a Gaza, o regolamentata dagli accordi Oslo altrove) mentre l’Albanese arrabattava in best seller low cost le sue teorie sul colonialismo, il razzismo, il genocidio, la fame, e le legava a un’invenzione di trame della lobby ebraica e lo condiva di una esplicita visione che suggeriva la distruzione di Israele. L’Onu, mentre ancora si contavano i morti nei kibbutz, si impegnava in mozioni di cessate il fuoco piene di critiche contro Israele. Poi sia l’Onu come l’Albanese si sono accodati ai tribunali sui «crimini di guerra di Israele» e le ipotesi di genocidio. Nessuna differenza.
Quando l’Albanese è stata sanzionata dagli Usa, l’alto commissario per i diritti umani Volker Turk ha rivendicato il lavoro della donna e ha chiesto di ritirare le sanzioni, e così Jurg Lauber, presidente della commissione. Adesso il portavoce delle Nazioni Unite dice che la fraseologia dell’Albanese non va bene e che non sempre si è del tutto d’accordo coi rapporteur.
Invece, su un altro versante, ecco la stretta di mano e gli auguri del segretario dell’Onu al Paese macellaio nell’anniversario che ha portato gli ayatollah al potere.
Proprio mentre Albanese chiamava Israele nemico per l’umanità da Doha accanto ad Araghchi, l’Iran è stato nominato vicepresidente della commissione per lo sviluppo, che implica anche povertà e condizione femminile. La richiesta di mandare a casa Albanese certo non rigenera l’Onu, ma sarebbe un segnale di coscienza in un momento sfiducia internazionale nelle istituzioni internazionali mentre il mondo si spezza.
Farebbe bene al cuore e alla mente, dimostrerebbe a quei ragazzi che esiste un altro orizzonte oltre alla violenza from the river to the sea. Il voto sarà il 23 febbraio.
Ora l'Onu dia un segnale di coscienza
Scritto il 14/02/2026
da Fiamma Nirenstein

