La priorità delle femministe è la lotta contro Cruciani: "Inaccettabile il suo spettacolo l'8 marzo"

Scritto il 06/03/2026
da Massimo Balsamo

Domenica è in programma a Belluno lo spettacolo “Via Crux” e le attiviste di Non una di meno Belluno hanno convocato un flash mob davanti al Teatro Comunale

L’obiettivo numero uno delle femministe? Giuseppe Cruciani. Non è una boutade, ma quanto stiamo registrando in queste ore che ci separano dall’8 marzo, data in cui si celebra la Giornata internazionale della donna. Domenica è infatti in programma a Belluno, al Teatro Comunale, lo spettacolo “Via Crux” e le attiviste di Non una di meno Belluno hanno convocato un flash mob davanti al Teatro. L’invito alla cittadinanza parla di "un’occasione di festa, rivendicazioni, comunità, partecipazione, lotta". Ma la mobilitazione ha un obiettivo preciso, lo show del deus ex machina de “La Zanzara”, che viaggia verso il tutto esaurito. "Come collettivo abbiamo scelto di mobilitarci con un flash mob quando abbiamo appreso con incredulità e sconcerto che proprio l’8 marzo il Teatro comunale ospiterà lo spettacolo di Giuseppe Cruciani”, riporta Il Gazzettino.

Il collettivo femminista ha accusato Cruciani di essere “promotore di un linguaggio pubblico fondato sulla provocazione sistematica, sull’umiliazione come forma di intrattenimento e sulla legittimazione dell’odio sotto la maschera dell’ironia”. Ancora: “Nel suo discorso mediatico ricorrono attacchi al femminismo, alle persone trans e non conformi al concetto tradizionale di genere, la derisione della cultura del consenso, la minimizzazione della violenza maschile, l’esaltazione del catcalling, il razzismo ammiccante e la riduzione delle soggettività marginalizzate a caricature da esporre al ludibrio del pubblico”. E ancora: “Non si tratta di singole battute occasionali, ma di una cifra narrativa consolidata, che utilizza l’insulto, la polarizzazione e la spettacolarizzazione delle gerarchie sociali come motore dello show".

Secondo il collettivo, la questione riguarda anche il modo in cui viene invocata la libertà di espressione. Per questo le attiviste hanno evidenziato: "Cruciani non è una voce marginalizzata o censurata, ma una figura ampiamente legittimata, con accesso quotidiano a radio, televisioni, piattaforme digitali e grandi eventi culturali. La libertà di espressione non coincide con la libertà di perpetuare stereotipi, discriminazioni e violenze simboliche senza contraddittorio, soprattutto quando a farlo sono soggetti che godono già di enorme visibilità mediatica".

La replica di Cruciani non si è fatta attendere. Intervistato su Radio Veneto 24 dal direttore Alberto Gottardo – altra voce storica de "La Zanzara" – il giornalista ha commentato così la minaccia di sabotaggio: "A Belluno mi aspettano gruppi di femministe. Pensano io sia un fiancheggiatore dei maschi tossici e violentatori. Il comunicato è incomprensibile: io sarei un provocatore, per loro ammettere uno spettacolo del genere significherebbe essere complici non so di chi, perché banalizzerei la violenza sulle donne".

Il nodo principale resta la data scelta per lo spettacolo. Non tanto l’esibizione in sé, la posizione delle femministe, quanto il simbolo rappresentato dall’8 marzo. Nel mirino machismo, sessismo e così via: "Ospitare uno spettacolo di questo tipo è una decisione che riteniamo grave in qualsiasi momento dell’anno, perché contribuisce a normalizzare linguaggi e immaginari fondati su sessismo, transfobia e discriminazione ma diventa ancora più inaccettabile se collocata proprio l’8 marzo, perché rappresenta una contraddizione aperta con il senso stesso di quella giornata. Significa svuotare l’8 marzo del suo valore storico e politico, trasformare una giornata di lotta contro la violenza e le discriminazioni in uno spazio che offre visibilità e legittimità a narrazioni che le banalizzano e le deridono". In chiusura, Non una di meno accende i riflettori sul punto politico della mobilitazione: "L’8 marzo non è una ricorrenza simbolica da riempire a piacimento – riporta ancora Il Gazzettino – è una giornata internazionale di lotta contro ogni forma di oppressione e violenza. Le scelte culturali che la attraversano non possono essere separate dalle responsabilità politiche che comportano".

Così, mentre dentro il teatro si prepara uno show che promette provocazioni e battute politicamente scorrette, all’esterno prenderà forma un’altra scena: quella della protesta.