La Commissione europea torna a battere un tasto che a Bruxelles, come nei palazzi dell'Ocse e del Fondo monetario internazionale, sembra non passare mai di moda: tassare di più il patrimonio. Nelle raccomandazioni del Semestre europeo si legge infatti che "l'Italia trarrebbe vantaggio da un sistema fiscale più equo e più favorevole alla crescita" e che "vi è margine per spostare parte del carico fiscale relativamente elevato che grava sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente sottoutilizzate, tra cui il patrimonio e le successioni". Un'impostazione che trova una sponda immediata nella segretaria del Pd Elly Schlein, secondo cui "non può essere un tabù capire come fare a livello europeo ad introdurre una tassazione sui miliardari".
Il problema è che questa teoria continua a scontrarsi con la realtà. I principali esperimenti condotti nel mondo occidentale abbiano prodotto risultati molto diversi da quelli promessi.
Il caso più noto è quello francese. Per decenni Parigi ha rappresentato il laboratorio della patrimoniale con l'Impôt de Solidarité sur la Fortune, l'Isf. L'idea era semplice: tassare i grandi patrimoni per redistribuire ricchezza e aumentare il gettito. Il risultato è stato l'esatto contrario. Secondo i dati dell'amministrazione fiscale francese, tra il 2000 e il 2016 centinaia di contribuenti facoltosi hanno lasciato ogni anno il Paese per trasferirsi soprattutto in Belgio, Svizzera, Regno Unito e Lussemburgo. L'economista Éric Pichet ha stimato una fuga di capitali nell'ordine dei 200 miliardi di euro. Per ogni euro incassato con l'Isf lo Stato francese ne perdeva circa due sotto altre forme di tassazione. Non a caso Emmanuel Macron nel 2018 ha abolito l'imposta, sostituendola con una tassazione limitata ai patrimoni immobiliari. Da allora il fenomeno dell'espatrio fiscale si è drasticamente ridotto.
La lezione è stata ignorata nel Regno Unito. La progressiva abolizione del regime dei cosiddetti Non-Dom (i Paperoni che si trasferivano a Londra), completata dai governi britannici negli ultimi anni, avrebbe dovuto produrre miliardi di sterline di nuove entrate. Al contrario la capitale britannica ha assistito a una delle più grandi fughe di milionari della sua storia recente. Molti hanno scelto proprio l'Italia, attratti dal regime fiscale dei neo-residenti. Altri si sono spostati verso Svizzera ed Emirati Arabi. È una verità che Bruxellese Schlein continuano a sottovalutare: nel mondo globalizzato il capitale si muove molto più velocemente dei decreti fiscali.
Anche quando la tassazione colpisce presunti extraprofitti, gli effetti non sono necessariamente quelli immaginati dai governi. Schlein sostiene che "nell'immediato possiamo pensare di tassare gli extraprofitti delle società energetiche". Un ragionamento che ricorda da vicino la Minerals Resource Rent Tax introdotta in Australia nel 2012 per colpire i super-profitti delle compagnie minerarie. Il governo prevedeva entrate miliardarie. Le grandi imprese reagirono congelando investimenti e spostando capitali verso altri continenti. Alla fine il gettito fu una frazione minima di quello previsto e la tassa venne abolita appena due anni dopo.
Ma c'è un ulteriore elemento che rende ancora più discutibili le raccomandazioni europee rivolte all'Italia. L'idea che il nostro Paese non tassi adeguatamente il patrimonio semplicemente non corrisponde ai fatti. L'Italia è già disseminata di patrimoniali grandi e piccole che valgono oltre 50 miliardi. C'è l'Imu che nel 2024 ha determinato un gettito di 23 miliardi, il 45% del gettito totale di questo tipo di imposte. Seguono l'imposta di bollo su conti correnti, depositi e fatture (8,9 miliardi), il bollo auto (7,5 miliardi) e l'imposta di registro su compravendite immobiliari e contratti d'affitto (6,1 miliardi). La differenza è che queste tasse non vengono chiamate "patrimoniali" e sono distribuite in una miriade di balzelli che colpiscono famiglie, risparmiatori e proprietari immobiliari. Per questo la proposta di una nuova tassa sui grandi patrimoni appare uno slogan ideologico. L'esperienza internazionale insegna che il capitale fugge, gli investimenti rallentano e il gettito atteso raramente arriva.

