La rete sotterranea dei nuovi trafficanti: ecco tutti i trucchi per invadere l'Italia

Scritto il 25/06/2026
da Giulia Sorrentino

Sono decine i gruppi chiusi con dritte legali e strategie per accogliere gli stranieri irregolari

Fatta la legge, trovato l'inganno? Beh, è il caso degli stranieri che, dopo l'entrata in vigore del patto Ue, stanno già cercando lo stratagemma per aggirarlo. Un patto che consente di avere norme più stringenti su uno dei temi più scottanti, quello dell'immigrazione, prevedendo procedure di frontiera accelerate, controlli più serrati e comporta il superamento del principio per cui la responsabilità dell'accoglienza ricade solo sui Paesi di primo ingresso (come l'Italia). Ma, come Il Giornale è in grado di dimostrare, ciò non ha arrestato in alcun modo chi gestisce le rotte clandestine. Sono diversi, infatti, i gruppi Facebook in cui si cerca comunque il modo di raggiungere l'Europa: "Vai in Spagna e da lì aggiri i controlli". C'è chi rivendica: "Abbiamo lasciato il nostro paese per entrare in Europa, arriviamo con forza". E chi invita a boicottare le misure entrando "prima di chiedere asilo invece di farlo all'aeroporto. Altro che filtraggio". Il nome in codice che usano tra loro è quello di "soldati" che devono combattere quelle che considerano opprimenti leggi imposte dall'alto: "Noi soldati non dobbiamo lasciarci andare, dobbiamo concentrarci, il nostro obiettivo è la soluzione migliore per tutti gli irregolari". Nessuno di loro cerca informazioni su come seguire l'iter in modo ufficiale.

La strada individuata dimostra una profonda conoscenza delle dinamiche e una fitta rete alle spalle: il Paese di Sanchez, insieme alla Francia, non è interessata a partecipare al progetto degli hub di rientro in Paesi terzi (che potrebbero essere in Uzbekistan e Ruanda). Dispone di due centri in Mauritania che fungono da filtro di controllo prima di entrare ma, se si riesce ad arrivare nel Paese bypassando questi hub, non si corre il rischio di finire in Paesi terzi. E ciò rende la Spagna una tappa intermedia perfetta per arrivare in Italia. In più nei gruppi ci sono spesso avvocati italiani che forniscono consulenza gratuite (a che scopo?), per far sì che la richiesta venga accettata, dando anche supporto per i documenti o il conto in banca: "Siamo al corrente all'interno della posta (direttore di succursale) di chi può renderlo disponibile anche se non avete le condizioni necessarie. Per maggiori dettagli contattateci a questo link", scrive una legale all'interno di una chat. È, quindi, evidente che i livelli di interazione dei migranti sulla sponda africana del Mediterraneo sono diversi. L'attenzione sulla politica europea e, in generale, su quella del nostro Paese è molto alta, soprattutto per quanto riguarda la premier Giorgia Meloni, oggetto di numerose critiche da parte di chi vorrebbe attraversare il mare per vivere in Italia. Gli insulti, anche volgari, contro il presidente del Consiglio non si contano. I migranti, per esempio, festeggiano quando un tribunale sospende le ordinanze di fermo amministrativo delle navi Ong, che sbarcano in Italia i "colleghi" in violazione del decreto Piantedosi, ed esultano inveendo contro Meloni considerata "colpevole" di voler bloccare l'immigrazione clandestina: "Chiedo a Dio di condannare Meloni. Mi chiedo se abbia dei figli, perché solo una donna senza figli può comportarsi in questo modo. Che l'ira di Dio la colpisca duramente e che tutte le maledizioni ricadano sulla sua vita". E ancora: "Donna criminale, che Allah ti distrugga", "È una put questa donna". La difesa delle Ong è facile da intuire, dal momento che le loro barche vengono viste come una rassicurazione di sbarco in Italia sia dai trafficanti, che "vendono" la presenza delle navi come garanzia di buona riuscita, sia dai migranti che prendono il mare. E su quei barconi è logico pensare che salgano, siano saliti o saliranno, anche gli autori di questi improperi con il loro carico d'odio, frustrati dalle politiche italiane e da quelle europee che, dopo anni di libertà assoluta, mettono un freno alla permanenza indiscriminata di chi non ha alcun diritto. Frustrazione che cresce anche davanti alle operazioni della marina tunisina che intercetta migranti in direzione Lampedusa, come avvenuto di recente con il blocco di una nave con a bordo 66 stranieri.