Se non è un’apocalisse poco ci manca. In Bangladesh lo shock energetico causato dalla guerra in Iran si fa sentire sempre di più. Nel Paese asiatico, fortemente dipendente dalle importazioni, la crisi di forniture si è trasformata in una vera e propria emergenza nazionale. Il rallentamento dei flussi di petrolio e gas dal Golfo sta mettendo sotto pressione tanto l’economia quanto la vita quotidiana. Code ai distributori, razionamenti e timori di esaurimento delle scorte sono i segnali più evidenti di una fragilità strutturale che rischia di scatenare una crisi ancora più ampia.
Cosa succede in Bangladesh
Secondo quanto riportato dal The Telegraph, il Bangladesh potrebbe essere il primo Stato a subire in pieno gli effetti della tensione in Medio Oriente, con riserve di carburante limitate a poche settimane. Il blocco dello Stretto di Hormuz e le difficoltà logistiche stanno infatti riducendo drasticamente le importazioni: a marzo i volumi sono quasi dimezzati rispetto all’anno precedente.
Con il 95% del fabbisogno energetico coperto dall’estero, Dacca si trova senza margini di manovra. Il governo ha avviato una corsa contro il tempo per reperire nuove forniture, cercando accordi con partner alternativi e valutando persino acquisti di carburante russo, spesso a prezzi più elevati.
Nel frattempo, la crisi si riflette direttamente sulla popolazione, tra trasporti rallentati, attività produttive ridotte e servizi pubblici limitati. Le autorità stanno cercando di mantenere la stabilità, ma sul terreno emergono segnali opposti, come accaparramenti e tensioni nei mercati locali.
Un problema per Dacca (e gran parte dell’Asia)
La situazione non riguarda solo il Bangladesh. L’intera Asia meridionale e orientale è travolta dallo shock energetico. In India, per esempio, la produzione industriale ha subito un rallentamento, mentre Paesi come Vietnam e Filippine stanno facendo i conti con scorte limitate e crescente dipendenza da fornitori alternativi, in particolare la Cina.
In Corea del Sud si discute addirittura di restrizioni all’uso delle auto, uno scenario che non si vedeva dalla Guerra del Golfo. Secondo quanto riportato da Reuters, Dacca ha già introdotto misure straordinarie per ridurre i consumi: orari ridotti per uffici e negozi, limiti all’illuminazione e possibili modifiche al calendario scolastico.
Il governo sta inoltre cercando finanziamenti internazionali per sostenere l’acquisto di energia in un contesto di prezzi in forte aumento. Se il conflitto dovesse protrarsi, il rischio è che lo shock energetico si trasformi in una crisi sistemica, con effetti a catena su economie già vulnerabili. Come il Bangladesh e come tante altre nazioni asiatiche.

