È quello di Jared Kushner il nome del personaggio "vicino al presidente" che Tulsi Gabbard, la direttrice della National Intelligence, ha cercato per mesi di coprire, dopo la sua comparsa in un'intercettazione tra due "cittadini stranieri". Argomento della chiacchierata, "almeno in parte", l'Iran. Ce n'è abbastanza perché i Democratici gridino all'insabbiatura, e i Repubblicani replichino che si tratta dell'ennesima "bufala" per colpire Trump. A rivelare la vicenda è stato il Wall Street Journal. Tutto nasce dalla soffiata di un "whistleblower", che la scorsa primavera denunciò che Gabbard, messa da Trump a capo dell'agenzia, avrebbe tenuto bloccato per otto mesi un rapporto che segnalava la presenza del nome del genero del presidente in uno scambio verbale intercettato dalle antenne della National Security Agency (Nsa).
La denuncia è ora arrivata al Congresso, ma coperta da numerosi omissis, a cominciare dai nomi e dalla nazionalità dei due "stranieri" che discutevano di Kushner, e dal contenuto integrale della conversazione. La denuncia accusava specificamente Gabbard di avere limitato la condivisione di informazioni di intelligence relative alla conversazione per scopi politici. La prova, il fatto che poco dopo la raccolta delle informazioni, Gabbard si recò alla Casa Bianca per incontrare la capa dello staff, Susie Wiles, per discutere la questione. Insomma, un insabbiamento per non imbarazzare Trump, che a Kushner ha affidato, al fianco dell'inviato Steve Witkoff, il piano per la ricostruzione di Gaza, le trattative per mettere fine alla guerra in Ucraina e, in ultimo, quelle sul programma nucleare di Teheran. Alti funzionari dell'amministrazione Trump sostengono che le affermazioni su Kushner siano palesemente false, ma si sono rifiutati di fornire al Wsj ulteriori dettagli per non compromettere, hanno sostenuto, le tattiche di intercettazione della Nsa.
La vicenda, nella sua opacità, getta un'ulteriore ombra sulle modalità con cui l'amministrazione Trump ha gestito altre questioni scottanti. A cominciare dalla divulgazione degli Epstein files, ottenuta solo dopo una legge bipartisan del Congresso. Nei giorni scorsi, dopo avere visionato alcuni documenti non censurati, i Democratici hanno accusato il dipartimento di Giustizia di avere mantenuto coperti da omissis, violando il dettato della legge, i nomi di tanti uomini potenti che compaiono nei fascicoli. A due settimane dalla pubblicazione dell'ultima tranche di documenti, lo sterminato archivio di tre milioni di file e migliaia di video e immagini continua a creare imbarazzi, anche per la Casa Bianca, a innescare indagini (solo in Europa), a costringere alle dimissioni alcuni dei ricchi e potenti citati nei file. Tra le ultime rivelazioni, quella contenuta in una email del 2016, inviata da Epstein a Bill Gates, nella quale il finanziere sosteneva di avere ricevuto sulla sua isola "persone della nuova amministrazione", dopo la prima vittoria presidenziale di Trump. Oppure un'altra mail sempre del 2016, stavolta inviata a Epstein dal dottor Mehmet Oz e dalla moglie Lisa per invitarlo a una festa per San Valentino. Oz, medico e personalità televisiva, è l'attuale amministratore di Medicare e Medicaid, le due agenzie federali di assistenza sanitaria.
E in giornata sono arrivate anche le dimissioni di Kathy Ruemmler, responsabile legale di Goldman Sachs ed ex assistente di Obama. Nei materiali pubblicati dal Dipartimento di Giustizia si rivelerebbe la sua lunga relazione con Epstein. Ruemmler e i rappresentanti di Goldman hanno affermato per anni di avere avuto un rapporto strettamente professionale con Epstein, ma email, messaggi e fotografie hanno ribaltato questa narrazione. Prima di entrare in Goldman nel 2020, Ruemmler era consulente, confidente e amica di Epstein, scrive ancora il Nyt, come dimostrano i documenti.

