Come è potuto accadere che gli agenti dell'Hampshire ignorassero le richieste d'aiuto di un ragazzo, che giaceva esanime a terra, e si fidassero della versione di chi lo aveva accoltellato solo perché questo diceva di aver subito un'aggressione razzista? Ecco come: anni di corsi di sensibilizzazione culturale, anni di formazione su Diversità, equità e inclusione (Dei), anni di incontri con oratori esterni. Tutto questo ha spinto la polizia a non credere a Henry Nowak, quando diceva di essere stato accoltellato, ma a prendere le difese di Vickrum Digwa che lo aveva appena colpito con una lama da venti centimetri.
Ora che un giudice ha stabilito che quella sera del 3 dicembre 2025 Henry "non aveva detto nulla di razzista" e ha condannato Digwa all'ergastolo, il dibattito politico e mediatico si è spostato sulle regole d'ingaggio della polizia. Per capire come si muovono gli agenti della contea dell'Hampshire è d'aiuto leggere il "Race action plan" per il triennio 2024-2026. "L'omicidio di George Floyd da parte di agenti di polizia in servizio negli Stati Uniti nel 2020 è stato un momento cruciale per le forze dell'ordine nel Regno Unito, rendendo necessario un vero cambiamento", si legge. "Sebbene questo tragico evento sia accaduto in un altro Paese, le forze dell'ordine in tutto il Regno Unito hanno avuto per molti anni un rapporto teso con alcune comunità". Il 2020 può, dunque, essere considerato il momento in cui nasce il culto cieco all'agenda Dei. Con il College of Policing che invita gli agenti a "rispondere positivamente ad accuse, segnali e percezioni di ostilità e odio" e a "non contestare questa percezione". Con la polizia dell'Hampshire che stanzia un milione di sterline per tenere corsi sulla questione razziale la cui partecipazione era non solo "obbligatoria" ma addirittura "collegata all'avanzamento di carriera". Con il capo dello stesso dipartimento che nel 2022 fissava come "priorità assoluta" l'essere anti-razzisti e inclusivi. Con le forze dell'ordine che, come sottolinea lo Spectator, "hanno reagito alle accuse di razzismo istituzionale andando all'estremo opposto".
Sentito dal Telegraph, l'ex presidente della Metropolitan Police Federation, Rick Prior, ha raccontato che oggigiorno "la cosa peggiore che possa capitare a un agente di polizia è essere accusato di razzismo" perché rischia di essere allontanato dal lavoro per mesi. Pertanto, anziché "essere obiettivo", quando interviene in un caso di presunto razzismo, persegue soltanto quell'obiettivo. Nel "Race action plan", infatti, non solo si invita a occuparsi dei "reati che causano il maggior danno alle comunità di minoranze etniche" ma anche ad assicurarsi che "siano in atto procedure che consentano a tutte le vittime di crimini d'odio di ricevere il miglior servizio possibile in base alle loro esigenze".
Il governo Starmer ha fatto sapere che queste linee guida saranno presto riviste e che sarà fatta luce su come "le accuse di razzismo abbiano influenzato il processo decisionale" degli agenti. Peccato che l'ufficio, che dovrà indagare, è lo stesso che invitava i poliziotti a non ferire le persone che denunciano episodi di razzismo dicendo che nelle loro accuse mancano prove "tangibili".

