“Lo abbiamo preso!”. Con queste parole il presidente Donald Trump ha confermato il salvataggio dell'ufficiale dei sistemi di armamento dell'F-15E Strike Eagle che è stato abbattuto in Iran e risultava ancora disperso. Nelle scorse ore un team di operatori di ricerca e soccorso in combattimento dell'Aeronautica statunitense, anche noti come "pararescue", ha tentato la “sortita” che ci si attendeva per raggiungere il nascondiglio del secondo aviatore abbattuto nei cieli dell’Iran venerdì mattina. Gli operatori di questa unità d'élite, inquadrata nel Comando delle Operazioni Speciali, sono specializzati nelle operazioni di ricerca e soccorso e “combat medic” in zona di guerra, e operano prevalentemente da elicotteri o tramite lanci con il paracadute. Secondo le loro procedure, potrebbero aver soccorso, stabilizzato e assicurato l’incolumità del pilota per trarlo in salvo dal territorio iraniano dove era braccato dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica e dai paramilitari del Basij.
Secondo le prime ricostruzioni, l’ufficiale dei sistemi d’arma si era eiettato venerdì mattina quando il suo F-15E Strike Eagle è stato abbattuto da un missile surface-to-air. Dopo essere arrivato a terra, si sarebbe arrampicato su una cresta e, dopo essersi nascosto, ha usato il suo localizzatore di emergenza per permettere alle squadre di soccorso di individuarlo.
Gli Stati Uniti hanno “portato a termine una delle più audaci operazioni di ricerca e salvataggio nella storia”, ha dichiarato Trump, sottolineando i rischi della missione di salvataggio dei due piloti, che erano rimasti separati nella profondità del territorio nemico.
Le unità di Combat Search and Rescue dell’US Air Force, considerate tra le migliori al mondo, hanno affrontato un’operazione estremamente delicata, pericolosa e ad alto rischio, intervenendo in un territorio interdetto su elicotteri Black Hawk mentre gli aerei di scorta impegnavano le forze di terra iraniane. Alcune fonti locali hanno parlato di scontri a fuoco tra le forze speciali statunitensi e i pasdaran.
Secondo fonti locali, citate dal Telegraph, il primo tentativo di recupero era stato ostacolato dal fuoco proveniente da gruppi tribali armati Bakhtiari, interessati a catturare il pilota su cui era stata fissata una taglia di 50.000 dollari.
Diversi video mostrano “violenti scontri” tra le squadre Combat Search and Rescue dell'Aeronautica statunitense e gli uomini del Basij, decisi a catturare l’aviatore americano che aveva trovato rifugio presso il villaggio di Kuh-e-Siah. Nelle fasi più delicate del salvataggio, un aereo d’attacco al suolo A-10 Thunderbolt che proteggeva gli elicotteri HH-60W addetti al recupero, ha colpito con razzi guidati i militanti Basij, uccidendoli prima che potessero catturare il membro dell'equipaggio.
Secondo gli esperti, in uno scenario complesso come quello che viene descritto, la sopravvivenza del pilota, che avrebbe il grado di colonnello secondo quanto riportato dal comunicato del capo della Casa Bianca, è dipesa in gran parte dal suo addestramento.
Come sappiamo i piloti militari statunitensi sono formati secondo i principi del SERE — Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga — un protocollo pensato proprio per situazioni come questa. Dopo l’eiezione, l’obiettivo del pilota è stato quello di “sparire” nel territorio iraniano. Dopo essersi allontanato dal punto d’impatto ha evitato ogni contatto con la popolazione mentre era alla ricerca di un nascondiglio sicuro. Solo allora avrebbe attivato il sistema di comunicazione criptato, trasmettendo brevi impulsi con le coordinate GPS per guidare le squadre di recupero e attendere il momento dell’esfiltrazione che, ora possiamo confermare, è stata portata a termine con successo, in questo giorno di Pasqua.

