Tim fa causa a FiberCop. È scontro sui listini fibra

Scritto il 25/06/2026
da Gian Maria De Francesco

Ricorso dell’ex monopolista: "Serve una verifica dell’Agcom". La replica: "L’azione è infondata"

La nuova stagione del mercato italiano delle telecomunicazioni, inaugurata dalla storica separazione della rete da Tim, si sposta nelle aule giudiziarie. Al centro della contesa c'è il nuovo listino wholesale (all'ingrosso) di FiberCop. Tim (in foto l'ad Pietro Labriola) ha infatti presentato un ricorso al Tribunale di Milano per chiedere che le nuove condizioni economiche vengano sottoposte a una verifica preventiva dell'Agcom.

La mossa di Tim punta a fare chiarezza sulla natura delle tariffe di accesso. Secondo fonti legali vicine al dossier, la tesi dell'operatore è che FiberCop abbia il dovere di compiere «tutti gli adempimenti necessari a rendere efficaci le previsioni» dell'Msa (l'accordo di servizio tra le due società) sui prezzi, inclusa la verifica ex ante dell'Autorità. Il listino, precisano le stesse fonti, «non sarebbe infatti un prezzo regolato, ma un prezzo determinato autonomamente da un soggetto privato» e, come tale, richiederebbe una valutazione di equità da parte del regolatore per evitare squilibri.

Dall'altra parte, FiberCop respinge con fermezza la ricostruzione, difendendo la legittimità e la trasparenza della propria strategia commerciale. Dalla società della rete si fa sapere che il ricorso di Tim «non comporta alcun blocco della procedura pendente davanti ad Agcom per l'approvazione dei listini né l'imposizione di condizioni economiche la cui definizione rientra nella competenza esclusiva dell'Autorità». FiberCop ricorda inoltre che l'Msa «sancisce, e non potrebbe essere altrimenti, che i prezzi regolati si applicano anche a Tim».

In merito ai primi passi del contenzioso, l'azienda sottolinea che il Tribunale di Milano ha già rigettato, in prima battuta, la richiesta di provvedimenti d'urgenza inaudita altera parte, «in quanto la ricorrente non ha motivato perché non possa servirsi dell'autotutela contrattuale». Di contro, fonti legali vicine a Tim precisano che i giudici non hanno respinto il ricorso nel merito, ma hanno semplicemente richiesto chiarimenti sull'impatto economico-finanziario e sulle ragioni del mancato ricorso diretto all'Agcom; elementi saranno depositati in vista dell'udienza di inizio luglio.

Sullo sfondo resta il delicato equilibrio di un settore strategico. Se da un lato FiberCop rivendica la coerenza dei listini con il modello wholesale only europeo e la necessità di remunerare oltre 10 miliardi di investimenti in fibra, dall'altro gli operatori retail esprimono forte preoccupazione per rincari medi stimati intorno al 15%, temendo ripercussioni sulla sostenibilità dei propri margini e, di riflesso, sulle bollette Internet dei consumatori. Spetterà ora all'Agcom l'arduo compito di arbitrare la partita, garantendo la concorrenza e la tutela del mercato.