"Gli Usa ci rubano il gorgonzola"

Scritto il 14/02/2026
da Gian Maria De Francesco

Dopo l’accordo con l’Argentina. A rischio anche Parmigiano e mortadella

L’asse commerciale tra Stati Uniti e Argentina rischia di trasformarsi in un nuovo colpo al Made in Italy proprio mentre Bruxelles si prepara a dare attuazione all’intesa con il Mercosur. L’accordo bilaterale Arti, voluto dal presidente argentino Javier Milei, elimina dazi fino al 28% su diversi prodotti lattiero-caseari statunitensi e riconosce come “nomi comuni” 39 denominazioni, dal Parmesan alla Mortadela al Gorgonzola.
Antonio Auricchio, presidente del Consorzio di tutela del Gorgonzola e numero uno dell’azienda di famiglia, non nasconde la preoccupazione. «Se io sono alleato con uno non mi può mettere i dazi. Che senso ha pagare un dazio a un alleato?», osserva, ricordando di essere «sempre molto favorevole agli accordi di libero scambio». Anche per questo non condivide le «sceneggiate» contro il Mercosur.
«Io sono favorevole a qualsiasi cosa apra mercati, perché l’estero è determinante», aggiunge.
Il punto, però, è la tutela delle denominazioni. «Io mi arrabbio come un puma quando vado negli Stati Uniti e vedo Gorgonzola. Come Gorgonzola? Io sono presidente del Consorzio Gorgonzola Dop. Perché non l’avete protetto?». La stessa scena si ripete in Brasile e in Argentina. «Non c’è scritto Dop, ma quante persone sanno cos’è la Dop?». Per Auricchio il consumatore medio non distingue e il rischio è perdere quote. «Senza dazi loro avranno una corsia preferenziale e noi perderemo mercato. Con i dazi siamo fregati», rimarca.
Il problema non è solo argentino. «È troppo tempo che ci giriamo intorno al Mercosur. Il treno quando passa bisogna prenderlo, perché dopo tre minuti parte», evidenzia. Ma l’apertura dei mercati deve andare di pari passo con la difesa delle eccellenze. «Io sono un difensore del Made in Italy. Non parlo solo dei miei prodotti, parlo dei grandi prodotti italiani». E attacca le imitazioni: «Quello che chiamano Italian Sounding per me è una vile copia. Intacca anche quel poco che viene dall’Italia».
Auricchio racconta di aver visto “real provolone Italian style” prodotto in Wisconsin e formaggi chiamati grana padano in Sud America «che non c’entrano niente». La sua battaglia, da sei anni alla guida del Consorzio, è stata quella di «proteggere il termine Gorgonzola in più di 90 Paesi sovrani», ma ammette che «negli Stati Uniti e in Brasile non possiamo più farci niente».
Non manca una stoccata a Bruxelles. «Von der Leyen non può fare questi errori marchiani, dobbiamo difendere l’unità europea soprattutto sulle eccellenze», attacca. L’accordo con il Mercosur resta necessario: «Noi non possiamo consumare l’immensa mole di produzione che facciamo. Va bene il Mercosur, va bene l’America, va bene l’Asia». Ma servono condizioni eque: «Tra alleati non ci si prende a martellate».
Il 2025 del Gorgonzola è stato di luci e ombre: produzione in crescita, export in valore positivo ma volumi leggermente in calo, con Germania e Giappone più deboli. Auricchio conclude con un’immagine efficace: «Forse una delle cose più belle che fa l’Italia è la Ferrari, ma quanti possono permettersela? Invece tutti possono comprare parmigiano, gorgonzola, provolone, mortadella. I veri ambasciatori dell’italianità nel mondo sono gli alimentari. E sono opere d’arte».