Pirelli, i cinesi verso il congelamento

Scritto il 07/01/2026
da Camilla Conti

Il governo studia il Golden Power: per Sinochem ipotesi diritti di voto sospesi

Il governo italiano, Pirelli (+3,78% a 6,1 euro in Piazza Affari) e i suoi azionisti stanno valutando nuove soluzioni per affrontare il nodo della partecipazione del gruppo cinese Sinochem nel capitale del colosso di pneumatici, alla luce delle imminenti restrizioni statunitensi sui componenti tecnologici riconducibili a interessi cinesi. L'indiscrezione è stata riportata ieri dal Financial Times spiegando che «Roma sta valutando un nuovo intervento mentre entrerà in vigore a marzo il divieto di Washington su hardware e software sostenuti dalla Cina che interagiscono con le auto negli Stati Uniti».

Per il gruppo italiano di cui è vicepresidente esecutivo Marco Tronchetti Provera il mercato statunitense rappresenta un quinto dei suoi ricavi. Il sistema Cyber Tyre di Pirelli, che costituisce la tecnologia leader dell'azienda, è centrale per i suoi piani di crescita negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Sinochem è il principale azionista di Pirelli con una quota del 34%, mentre Camfin oggi detiene il 25,3% del capitale e ha la facoltà - già deliberata dal cda della stessa holding - di salire fino al 29,9% della Bicocca.

I cinesi hanno perso il controllo su Pirelli sia in cda sia in assemblea, dove non hanno avuto voti sufficienti per bocciare il bilancio. Lo scorso aprile, infatti, il board ha approvato i risultati per il 2024 e dichiarato la fine del controllo di Sinochem sulla società, in conformità con iprincipi contabili IFRS10.

Entrambe le decisioni sono state prese a maggioranza, con l'opposizione dei soli consiglieri di nazionalità cinese (un consigliere di nazionalità cinese si era astenuto). Poi a giugno l'assemblea ha approvato il bilancio nonostante il voto contrario di Sinochem. Nel mese di settembre, l'agenzia Bloomberg ha scritto che il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha inviato una lettera a funzionari del governo italiano, sottolineando come la presenza di una società statale cinese in Pirelli potrebbe entrare in conflitto con le normative americane sui veicoli connessi. Nella lettera veniva inoltre aggiunto che i poteri di veto imposti da Roma su Pirelli nel 2023, per limitare l'influenza di Sinochem non erano sufficienti a proteggere l'azienda da possibili restrizioni negli Stati Uniti.

Il Financial Times sostiene che nonostante i dirigenti del gruppo milanese abbiano cercato di porre fine alla lunga saga prospettando a Sinochem diverse opzioni, tra cui la vendita della quota, il gruppo statale della Repubblica Popolare non si è impegnato per trovare una quadra. Ad ogni modo il mese scorso ha nominato Bnp Paribas come consulente «per valutare opzioni di vendita». Il quotidiano della City sottolinea, inoltre, che se entro gennaio non sarà trovato un compromesso, per il governo Meloni l'ultima spiaggia è la sospensione dei diritti di voto di Sinochem, facendo leva sulla normativa del golden power, che consente di imporre limitazioni o porre il veto agli investimenti di società straniere in asset strategici. Intanto, lo scorso 30 dicembre il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che il governo italiano si è impegnato per riportare le parti al tavolo delle trattative.