Un arbitro donna di 17 anni è stata aggredita con schiaffi e pugni da un dirigente di un’associazione dilettantistica. Non voglio sapere né il perché né il percome. Ma è arrivato il momento di spiegare a questi signori dello sport amatoriale e giovanile che l’unico — ripeto: l’unico — motivo per cui certe realtà esistono è far crescere i ragazzi, educarli, impegnarli. Non per vincere chissà cosa e appendere uno stendardo nell’ufficietto del dirigente sfigato di turno.
Ho letto questa dichiarazione di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, che da mesi denuncia di essere stato sottoposto a controllo: “Qualcuno mi ha spiato illegalmente. E, secondo quanto dice la Procura, quella traccia porta a Paragon”, ha detto. “Questo smentisce anche l’idea che qualcuno aveva provato a mettere in giro, cioè che lo spionaggio nei miei confronti fosse una specie di fantasia o di equivoco. Adesso restano due passi fondamentali: capire chi è stato e perché l’ha fatto”. E questo mostra chiaramente l’idea che hanno certi signori della giustizia. Vorrei farvi notare, miei cari, che il fatto che la procura abbia ricostruito qualcosa non vuol dire che sia così. Le procure pensavano anche che Tortora fosse colpevole. O che lo fossero i mille incarcerati ingiustamente che ogni anno finiscono dietro le sbarre da innocenti. Prima di affermare con certezza una cosa bisognerebbe attendere almeno il processo di primo grado. Ma capisco che a certe cose in Italia non siamo abituati.
Una telefonata sospetta ha fatto evacuare per 7 ore il Palazzo di giustizia di Milano. Allarme bomba, farlocco. Il punto è che questo fattaccio ha bloccato tutte le udienze e così tre signori, arrestati nei giorni scorsi, che dovevano essere processati per direttissima, sono stati scarcerati per decorrenza dei termini. Il giudice ha 48 ore per farlo. La mia domanda è: ma perché si prendono su sempre all’ultimo? Com’è possibile che per una scemenza del genere — che potrebbe verificarsi ogni giorno — ladruncoli e spacciatori finiscano in libertà?
Ho visto il video che ricostruisce la morte di David Rossi. Mi sorprende che ancora non sia scoppiata la seguente polemica: hanno rappresentato l’assassino come un uomo nero.
Vedo Repubblica lamentarsi del fatto che Lionel Messi, andato alla Casa Bianca, abbia evitato di parlare di politica. E scusate: perché avrebbe dovuto? Questo fa il calciatore, non il politico.
Un’inchiesta dell’esercito Usa ipotizza che dietro la strage nella scuola in Iran possano esserci le bombe americane. Il fatto che abbiano indagato così rapidamente dimostra, comunque, tutta la differenza tra i regimi democratici e quelli antidemocratici.
Che la cerimonia delle Paralimpiadi venga schifata solo perché ci sono le bandiere russe e bielorusse è orripilante. Me ne frego di cosa fanno Putin, gli ayatollah o Netanyahu: gli atleti non hanno alcuna colpa e tutti devono poter gareggiare sotto la loro bandiera. Fine.
La storia della famiglia nel bosco sta diventando paradossale. Questi vengono estirpati dalla loro cameretta, messi in casa famiglia, tenuti lì senza poter vedere regolarmente il padre, educati secondo nuovi canoni che mamma e papà non condividono, e adesso spostati di nuovo altrove. Il motivo? La madre sarebbe “ostile e oppositiva” (vorrei vedere voi quando vi portano via i bambini). Ma soprattutto, secondo i giudici, la “persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”.
Signori, ma siamo seri? Davvero la presenza della madre diventa “pregiudizievole” per l’equilibrio emotivo dei figli che voi volete educare secondo un altro sistema? Qui stiamo andando davvero oltre. A scegliere devono essere i genitori, non i magistrati o gli assistenti sociali, i quali devono intervenire solo in caso di abusi evidenti e conclamati.
Ho letto questo sfogo da parte di una attivista iraniana, rivolta a Pedro Sanchez che è diventato il leader europeo di quelli che si oppongono alle operazioni di Trump in Iran. Dice la donna: Come osi? Come osi? Primo Ministro Sanchez, come osi usare il corpo ferito del mio popolo, i corpi feriti degli iraniani che hanno affrontato massacri, più di 32.000 persone. (...). Uh, non ci piace la guerra. (...). Un politico normale condanna un massacro, no? Un essere umano normale, quando vede cadaveri ammucchiati per strada, lo condanna. Dicono almeno una frase per mostrare la loro solidarietà. Ma il Primo Ministro della Spagna ha deciso di tacere di fronte al massacro, ma improvvisamente si dispiace per i terroristi eliminati. Ti stai schierando dalla parte degli assassini”. Ora, non sono un fan dei bombardamenti per ribaltare i regimi, viste le ultime esperienze in giro per il mondo. Però trovo imbarazzante la posizione di Sanchez che ignora, vuoi o non vuoi, il grido di terrore degli oppositori degli Ayatollah.
Sappiate che nei gruppi Pro Pal c’è chi invita gli altri attivisti a mandare messaggi di cordoglio all’ambasciata iraniana in ricordo di Alì Khamenei. Ripeto: non sono un fan dei bombardamenti per liberare questo o quel popolo, perché spesso non funziona. Però le condoglianze per l’Ayatollah è davvero troppo.

