Rogoredo non è più solo il bosco della droga: è diventato il teatro di un tradimento in divisa. Al centro della scena c'è sempre lui, Carmelo Cinturrino, l'assistente capo noto in zona come "Luca", ora in cella protetta a San Vittore con l'accusa di omicidio volontario per aver freddato Abderrahim Mansouri, "Zack", il 28enne marocchino che comandava la piazza più ricca del boschetto. Era il 26 gennaio, un colpo solo, poi la messinscena: pistola finta accanto al corpo, la "decisione peggiore che potessi prendere", come ha ammesso lui stesso. Paura, dice. O forse calcolo.
L'inchiesta del pm Giovanni Tarzia e della Mobile però non si ferma alla sparatoria. Si allarga dal Corvetto a via Mecenate, commissariato da cui partivano le "Volanti" e tornavano, a detta di troppi testimoni, bustarelle e bustine. Spunta un video trasmesso mercoledì sera da Chi l'ha visto?: Cinturrino nel 2024, in un negozio, con tono da padrone: "Se trovi la droga la metti da parte". Frase da sbirro o da socio in affari? I pm pendono per la seconda e indagano su dieci casi di "pizzo e pestaggi".
Il sistema "Cinturrino" sarebbe stato semplice e brutale: protezione a pagamento. Spacciatori italiani intoccabili, stranieri taglieggiati. A "Zack", che incassava tra i 10 e i 15mila euro al giorno tra eroina a basso costo e cocaina, "Luca" chiedeva 200 euro più cinque grammi quotidiani. Paghi e spacci tranquillo. Resisti e finisci sotto torchio: schiaffi, bastonate, martellate. Testimoni lo giurano agli inquirenti. Uno, marocchino, ha mostrato sul telefono i video di pestaggi, tra cui quello a Vasile P., il tossico finito su sedia a rotelle e morto il 2 gennaio. Cartella clinica acquisita: quadro compatibile con botte pesanti. Estorsione in arrivo, forse.
Quattro colleghi di Cinturrino sono già indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso: hanno aiutato a inscenare la finta rapina, dicono. E altri mettono a verbale: "Era noto". Arresti "anomali" nel 2024, verbali farlocchi, uno spacciatore scagionato per incongruenze. E ora i pm scavano negli interventi passati: quante "operazioni" erano accordi mascherati da blitz? Quanti pusher consegnavano roba e soldi per non finire in manette? Cinturrino nega tutto: racket, estorsioni, "infamità" vendicative di chi vuole screditarlo. Lui era lì per reprimere lo spaccio, punto. Lo sparo? Legittima difesa, o quasi: "Non volevo uccidere". La pistola finta? Errore dettato dallo spavento.
Intanto ci sono nuovi testi in arrivo, anche in incidente probatorio. Cercano un video sparito: un tossico disabile massacrato di martellate. Il cerchio si stringe. Mecenate non è più solo un indirizzo: è il nome di un presunto sistema. E mentre l'ormai ex dirigente Osvaldo Rocchi è già stato trasferito in questura. Al suo posto c'è già Carmine Mele, fino all'altroieri dirigente del commissariato Bonola, prima ancora del commissariato Greco-Turro e ancora prima capo dell'Antiterrorismo della Digos milanese.

