La Pasqua della Chiesa perseguitata nel mondo non è simboleggiata solo dalle comunità insanguinate in Medioriente a causa di guerra e terrorismo islamico, ma anche da quelle ridotte al silenzio in Cina. Quest'anno al termine della messa crismale i sacerdoti e le religiose dell'arcidiocesi di Pechino si sono radunati fuori dalla cattedrale dedicata a san Salvatore per una foto ricordo accanto al loro vescovo Joseph Li Shan. Segnali di normalità che la gerarchia ecclesiastica più sensibile alle pressioni del regime comunista intende dare all'esterno. Li Shan, infatti, può vantare nel curriculum anche la presidenza dell'Associazione patriottica cattolica sottomessa al governo di Pechino. È ad essa, d'altra parte, che deve la sua nomina nel 2007 alla guida dell'arcidiocesi sebbene fu uno di quei vescovi approvati da Benedetto XVI.
La photo opportunity davanti alla chiesa del san Salvatore è solo la versione più confortevole della situazione attuale del cattolicesimo in Cina. La verità è che la distanza tra la "Chiesa patriottica" e la "Chiesa sotterranea" è tutt'altro che rimarginata. E la solennità di Pasqua è l'occasione in cui questa divisione si fa più netta alla luce della differenza di trattamento riservata dal regime. Lo sa bene monsignor Peter Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou per mandato papale ma non riconosciuto da Pechino in quanto non iscritto all'Associazione Patriottica. Non si contano più le volte in cui monsignor Shao Zhumin è stato arrestato in occasione delle feste cristiane per impedirgli di celebrare messa. Pochi mesi fa era stato destinatario di una salatissima multa e di una minaccia di abbattimento della casa soltanto per aver invitato a pregare in occasione del Giubileo. Al momento non si hanno ancora notizie sulla settimana santa di questo coraggioso presule.
Figure come la sua sono scomode per la "sinizzazione" voluta dal regime che equivale ad una pressante ingerenza politica nella vita religiosa. Un'impostazione incompatibile con la libertà cristiana e che sta dando prova delle sue contraddizioni nelle difficoltà dell'accordo sulla nomina dei vescovi firmato con la Santa Sede. Nonostante la mano tesa voluta da Francesco, le autorità di Pechino hanno dimostrato di badare poco all'ok di Roma per i nuovi vescovi e ne hanno nominati unilateralmente due persino in sede vacante. Dopo quasi un anno dall'elezione la questione cinese resta la grande incognita dell'attuale pontificato.
Intanto ieri Leone XIV ha presieduto la veglia pasquale nella basilica san Pietro ricordando nell'omelia che "non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili". Ma con ottimismo ha spiegato che "tanti uomini e donne, nel corso dei secoli, con l'aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo". È la testimonianza dei cristiani perseguitati di ieri e di oggi. Oggi, domenica di Pasqua, il Papa celebrerà la messa a san Pietro e impartirà la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia centrale.

