"La morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge". Così Papa Leone XIV nell'omelia della messa di Pasqua in piazza San Pietro. "In questa realtà - ha aggiunto il Papa -, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore. Essa continua ad alimentare nel nostro spirito e nel cammino della storia il seme della vittoria promessa. Ci mette in movimento come Maria di Magdala e come gli apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto, e perciò in ogni morte che sperimentiamo c’è anche spazio per una nuova vita che sorge. Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, egli consegna il nostro cuore alla speranza che ci sostiene: il potere della morte non è il destino ultimo della nostra vita. Siamo orientati una volta per sempre verso la pienezza, perché in Cristo risorto anche noi siamo risorti".
"È vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è altrettanto certo che nel mezzo dell'oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo che presto o tardi produce un frutto perché la Pasqua ci dona questa speranza, ricordandoci che nel Cristo risorto una nuova creazione è possibile ogni giorno", ha aggiunto. La Pasqua è "un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull'antico Avversario. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno".
"Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!", ha detto il pontefice durante la benedizione Urbi et Orbi. La forza con cui Cristo ha vinto la morte "è non violenta" ed è quella "che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune, non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri".
Dopo la benedizione "Urbi et Orbi" del giorno di Pasqua, a cui hanno partecipato circa 50mila fedeli, Leone XIV è sceso in piazza San Pietro sulla papamobile per salutare i fedeli presenti. Ha poi allungato il giro in papamobile lasciando piazza San Pietro e raggiungendo via della Conciliazione, dove sono presenti migliaia di fedeli. Il Papa, dall'inzio del suo pontificato, aveva compiuto questo itinerario almeno altre due volte: nel giorno della messa d'intronizzazione dello scorso 18 maggio e nei giorni d'apertura del Giubileo dei giovani a fine luglio.

