L'ospedale: "Il bimbo col cuore "bruciato" non più trapiantabile"

Scritto il 14/02/2026
da Alessandro Ferro

Il legale della famiglia ha spiegato in diretta tv che il piccolo Tommaso non potrà più ricevere un cuore nuovo

Purtroppo si è spenta definitivamente la già flebile speranza di poter operare nuovamente il bimbo di due anni al quale è stato trapianto, per errore, un cuore “bruciato”: il parere dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ha dato esito negativo.

“Non più trapiantabile”

Il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli "non è più trapiantabile": lo ha dichiarato il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, in collegamento con la trasmissione televisiva “Mi manda Raitre”. Dopo la vicenda di malasanità rimbalzata su tutti i media, il bambino era stato messo giustamente in cima alla lista italiana trapianti.

Per adesso, il bimbo rimane ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’ospedale “Monaldi” in condizioni molto critiche rimanendo attaccato ad un macchinario Ecmo. Rispetto a due giorni fa il quadro clinico non è mutato ed è considerato stazionario ma a preoccupare è il peggioramento dei parametri del fegato che non viene ossigenato correttamente.

La risposta del Monaldi

"Il bambino è trapiantabile perché è in lista, secondo il parere del team che si sta occupando della cosa. Non è mai uscito da questa lista, se non brevemente in passato. Le condizioni sono molto gravi ma stabili": è questa la risposta dell'ospedale Monaldi di Napoli sulla possibilità di operare, o meno, il piccolo di due anni.

Le parole del ministro

La rete nazionale trapianti è impegnata nella ricerca di un potenziale donatore. Qualsiasi segnalazione compatibile, anche proveniente dall’estero, sarà immediatamente valutata e proposta al centro trapianti. Tutti i centri di donazione nazionale sono sensibilizzati e sorveglieranno eventuali donatori potenziali”, ha spiegato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nelle scorse ore quando ancora esisteva la possibilità di un nuovo e definitivo trapianto.

Cosa è successo

La vicenda ha richiesto l’apertura di tre inchieste per far luce su come sia stato possibile il trapianto di un cuore ormai “bruciato” perché, nel corso del trasporto da Bolzano a Napoli, è stato conservato con del ghiaccio secco invece del ghiaccio “normale”. L’equipe medica ha proceduto comunque all’intervento nonostante il cuore, a contatto con l’anidride carbonica allo stato solido, fosse ormai inutilizzabile.