"Lui stava per morire e quel branco rideva"

Scritto il 04/06/2026
da Cristina Bassi

Il giudice nelle motivazioni della condanna agli aggressori: "Agghiacciante disumanità"

Le parole degli imputati sono "uno spaccato di agghiacciante disumanità di cui, forse, un giorno essi risponderanno davanti alle proprie coscienze": così il gup Alberto Carboni introduce le motivazioni della sentenza con cui lo scorso 20 maggio ha condannato a 20 anni di reclusione con il rito abbreviato Alessandro Chiani, a processo per tentato omicidio e rapina per avere accoltellato Davide Cavallo. Continua il giudice: "Ciò che rileva (...) è la mancanza di stupore per il fatto che la vittima si trovava in pericolo di vita. Tale dato offre un'importante chiave di lettura del profilo psicologico degli imputati al momento dell'aggressione. Nessuno si mostra sorpreso che Davide stesse lottando fra la vita e la morte".

Cavallo, studente di 22 anni, è stato aggredito per rubargli 50 euro lo scorso 12 ottobre in corso Como da un gruppo di cui facevano parte anche minorenni. È stato picchiato e poi il 19enne Chiani - per l'accusa - lo ha accoltellato, provocandogli una gravissima lesione permanente. Il coimputato di Chiani, Ahmed Atia, è stato assolto per la rapina ed è stato condannato a 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso. Al processo la vittima aveva abbracciato i propri aggressori. "Il contegno di Alessandro Chiani quando ha saputo che il coetaneo che aveva accoltellato rischiava di rimanere paralizzato - scrive ancora il gup - rivela un carattere che si pone oltre le soglie più estreme di freddezza e cinismo". Il giudice osserva che, "stando alle sue stesse parole, infatti, la reazione avuta dopo aver appreso delle drammatiche conseguenze delle sue azioni è stata quella di continuare a ridere". All'amico minorenne che gli chiedeva: "Ma ti sei messo a piangere?", ha risposto: "Non so perché, però continuo a ridere".

Di "grande rilievo", per Carboni, sono le intercettazioni del 29 ottobre, due settimane dopo l'aggressione, nella sala del Commissariato, quando i giovani sono stati convocati per far loro sapere del video agli atti dell'inchiesta del pm Andrea Zanoncelli, che riprendeva la rapina e l'accoltellamento. "Alessandro Chiani racconta ad Ahmed Atia il contenuto dell'interrogatorio: Che devo dire zio? Eh io pensavo di finire subito in carcere invece hanno detto che c'è prima il processo... io sono quello fottuto. Come risulta dall'annotazione degli investigatori, in questa prima fase sono presenti solo Atia e Chiani e fra i due si constata un comportamento calmo, sereno sia a livello fisico che psicologico e caratterizzato da momenti di ilarità". I due "ridono e parlano della festa di Halloween. Chiani commenta: È in fin di vita (...) , a me han detto che rischia di rimanere paralizzato". Poi compare nella stanza anche uno dei minori, "i ragazzi si coprono il viso con la maglia per nascondere le risate". Uno di loro aggiunge: "Non so se si vede il video dove lo scanniamo, io anche voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte".

Ancora il gup su Chiani: ha usato il coltello Opinel "allo scopo di arrecare il maggior danno possibile e per fare in modo che l'intera lama" affondasse nel corpo del 22enne. "Un comportamento simile (...) è un chiaro sintomo della rappresentazione e della volizione dell'evento morte come una conseguenza altamente probabile della propria azione". Chiani inoltre si "compiaceva" di possedere un'arma "micidiale".