Nell'inferno della stazione tra degrado, spaccio e abusivi. "Qui tutti abbiamo paura"

Scritto il 07/01/2026
da Francesco Boezi

Occupazioni, pipe per il crack, moschee: le scelte della giunta finiscono sotto accusa

nostro inviato a Bologna

Qui si muore. La zona della stazione centrale di Bologna è fuori controllo. Lo è da tempo. L'omicidio avvenuto nel parcheggio riservato ai lavoratori non è un'eccezione, è l'esito di anni di degrado tollerato e assecondato. Attorno alla stazione, con l'amministrazione dem guidata da Matteo Lepore, la delinquenza è diventata infrastruttura sociale. Una mappa che dai binari scivola su via Amendola, risale in via Matteotti e in via Carracci, si addensa su piazza Medaglie d'oro. E poi si allunga verso il centro. Le prime macchine dei ferrovieri e dei capitreno arrivano alle 5 del mattino. Anche oggi che Bologna è sotto la neve. Si parcheggia e si va verso i treni, tra passaggi aperti dove gruppi stabili di maranza, spacciatori e clochard sostano tra cartoni bagnati, coperte inzaccherate, sacchi appoggiati ai muri e occhi che osservano sotto i cappucci. È il corridoio pedonale dove un lavoratore ammette "Abbiamo tutti paura. Siamo consapevoli di cosa ci sia, dentro e fuori. Ci sono colleghe lavoratrici e, quando possibile, le accompagniamo". Poco più in là, i Giardini Fava, il parchetto che dovrebbe essere respiro urbano è un punto fisso di spaccio e stazionamento. Lo stesso schema si ripete in piazza dei Martiri 1943-1945: bivacchi stabili davanti alla Coop, dove i residenti lamentano furti continui, è all'adiacente sede della Cgil. Due ubriachi entrano nel supermercato, la sicurezza li accompagna all'uscita. "È così tutti i giorni, un circo". Dietro l'ingresso dell'Av, in via Carracci, un altro nodo critico: l'occupazione di immobili Acer, centoundici persone provenienti dai luoghi tipici dell'emigrazione, e lo spazio di Fuori Binario, dove il Comune ha scelto di distribuire pipe in alluminio, misura "sanitaria" per il consumo di crack. Nello stesso quadrante, a via Barozzi, i residenti segnalano un centro islamico in costruzione, chiedono verifiche e risposte che non arrivano. Sul fondo di questa geografia, si innesta un sistema assistenzialista diffuso. Mense, distribuzioni, reti caritative che concentrano servizi e, secondo chi vive l'area, trasformano stazione e limitrofi in un polo di richiamo, un El Dorado urbano della marginalità che non si ferma nemmeno con la neve. I Daspo urbani sono rarissimi, Lepore è contrario. Non vuole neppure le pattuglie miste. E così, a operare, è la municipale, che può solo lasciare segni temporanei. "Il problema più grave è che questi soggetti che gravitano attorno alla stazione sono pluri segnalati ma non finiscono mai dentro", annota il ferroviere. La scuola dei salesiani, sempre da queste parti, sconsiglia ai diciottenni di allontanarsi troppo durante la pausa pranzo. Ci sarebbe la possibilità di un intervento strutturale: il nuovo progetto della stazione, con i tornelli, che ha già l'ok della Sopraintendenza. Ma l'amministrazione blocca tutto. Il disegno è ideologico. L'immigrazione, a Bologna, è un business. A questo quadro si aggiunge il nodo delle case popolari: liste di attesa in aumento in una città dai canoni sempre più alti. Le assegnazioni sono sbilanciate in favore degli stranieri. Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fdi, avanza proposte: "I criteri vanno rivisti, premiando la residenzialità. Chi vive da più anni a Bologna deve avere più punteggio". Nel 2023, il 65% delle abitazioni sono finite in mano a stranieri. Su 311, ben 203. "Serve verificare i patrimoni all'estero e prevedere decadenze per i reati commessi", chiosa il meloniano. Al parco della Montagnola, a pochi minuti a piedi dalla stazione, il verde è da anni sinonimo di spaccio e insicurezza. Nel 2023, un omicidio, episodio che ha segnato uno spartiacque nella percezione del luogo. Così una "zona verde" è diventata un'estensione di una zona franca. Le risse a colpi di machete, in questo porto franco dell'illegalità, sono pane quotidiano. La diagnosi è chiara ai più. Ma la sicurezza resta un tabù ideologico, un vezzo delle "destre". Del resto questa è la città in cui gli amministratori, come la vicesindaca Clancy, partecipano ai cortei dei collettivi sfociati in tafferugli contro i poliziotti. Ma lei era "in disparte", viene precisato. Un po' come l'amministrazione Lepore rispetto all'inferno della stazione. Dov'è possibile che si continui a morire.