Una visita a sorpresa, prima di recarsi a Parigi, dove era attesa al vertice della Coalizione dei Volenterosi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri in tarda mattinata ha fatto tappa a Milano per fare visita ai ricoverati al Centro ustioni di Niguarda per la strage di Crans-Montana. Meloni ha chiesto anche notizie del ragazzino milanese di 12 anni rimasto ferito per l'esplosione di un petardo la mattina di Capodanno, ricoverato in Terapia intensiva in aggiunta ai feriti del rogo. La presidente ha incontrato il direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione di Niguarda, Giampaolo Casella, e il direttore generale Alberto Zoli: si è informata sulle condizioni dei ragazzini e si è brevemente intrattenuta con i familiari, rinnovando "la piena vicinanza e il sostegno del governo in questo momento di grande dolore". Meloni ha voluto esprimere un personale ringraziamento a medici e infermieri per l'impegno e la professionalità nell'assistenza ai pazienti. Meloni non è nuova al Niguarda: nel maggio '24 aveva portato il suo saluto a Christian Di Martino, il poliziotto accoltellato alla stazione ferroviaria di Lambrate. "Un gesto davvero molto importante per i giovani ricoverati e per i loro familiari, ma anche per tutta la comunità di Niguarda che da giorni, incessantemente e con assoluta professionalità, è impegnata in questa triste vicenda" le parole del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.
"Abbiamo 11 pazienti ricoverati, alcuni più gravi, altri meno, ma su tutti manteniamo ancora una prognosi riservata - ha spiegato Zoli -. Le loro condizioni variano fino a ustioni al 70%, ma con compromissioni delle funzioni vitali. Per questo sono tutti pazienti ancora in condizioni critiche, ma che nelle prossime ore possono avere evoluzione speriamo positiva". "In terapia intensiva abbiamo tre pazienti molto più critici di altri, ma le condizioni sono stabili e riusciamo a mantenerli non in pericolo di vita immediato". Detto ciò sul loro decorso "si naviga a vista" e "ogni giorno è un giorno guadagnato" ha aggiunto il direttore della Rianimazione Casella. "Le ustioni sarebbero più che sufficienti per essere preoccupati. Il combinato disposto di aver dovuto respirato fumi velenosi molto a lungo, insieme alle ustioni, moltiplica il problema. In giornata sono programmati diversi interventi". Fernanda Settembrini, chirurgo plastico del Centro ustioni, che ha già vissuto nella sua carriera "diversi carichi di più pazienti in contemporanea" ammette come questa sia "una delle situazioni più impegnative, sia dal punto di vista emotivo che tecnico". "La tragedia ha toccato tutti noi. Io sono una mamma, quindi mi ha toccato sicuramente" ammette, ma "la nostra capacità è proprio rimanere professionali per aiutare al meglio questi ragazzi e le famiglie. Il problema è che i pazienti vanno valutati giorno per giorno, non si possono fare previsioni. Abbiamo la massima collaborazione dei colleghi - racconta la chirurga - ci confrontiamo con la terapia intensiva ogni giorno. Abbiamo la disponibilità di sale operatorie tutto il giorno e siamo ben organizzati". Certo, "per i pazienti il decorso è lunghissimo, e le previsioni si potranno fare solo tra qualche settimana". Settembrini, che ha fatto parte dello "scout team" la squadra multidisciplinare di Nguarda in missione negli ospedali della Svizzera dalla sera del 1 gennaio per valutare i feriti italiani e organizzare il loro trasporto, rivela come "grazie al supporto degli psicologi presenti 24 ore su 24 nei nostri reparti, riusciamo a comunicare anche determinate notizie ai genitori in maniera adeguata. Si è creato un rapporto di fiducia reciproca e di alleanza valido e questo è molto importante nella cura dei ragazzi".

