Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia. Sono quattro gli scali italiani in cui sono scattate le limitazioni di carburante per i voli in Italia.
È il primo concreto (e per ora limitato) effetto dell'allarme cherosene lanciato nelle ultime ore, in primis dall'Unione europea, a causa dei prezzi del petrolio che restano elevati in area 100 e alla luce dei rifornimenti di cherosene che, il 9 aprile, smetteranno di arrivare nel Vecchio Continente dall'area del Golfo.
La prima avvisaglia concreta che il carburante potrebbe davvero lasciare a terra molti aerei in estate o solo un episodio legato all'intenso traffico di Pasqua? Non ha dubbi Paolo Uniti segretario generale nazionale di Figisc (Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburante): "È tutta una questione di tempo, le prime avvisaglie ci sono e se il conflitto procede entro metà maggio l'impatto sarà importante e resteremo probabilmente a terra. Si sta riproponendo spiega al Giornale lo scenario del 1973 quando la crisi petrolifera generò limitazioni nella vita quotidiana, dalle domeniche senza auto agli uffici pubblici aperti ad orari contingentati, fino al mercato nero del cherosene".
Tornando all'attualità, ieri un bollettino aereonautico di Air Bp Italia ha notificato alle compagnie aeree che le limitazioni interesseranno i quattro scali dando priorità ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a 3 ore. Per tutti gli altri ci sarà una distribuzione contingentata. Dai dettagli del Notam, emerge che la situazione più delicata riguarda l'aeroporto di Venezia, unico scalo per il quale si fa una raccomandazione esplicita ai piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda l'aeroporto di Milano Linate ci sono restrizioni, ma nessun tetto quantitativo è stato esplicitato.
Dalle 5:30 del mattino del 4 aprile alle 23:30 del 9 aprile, allo scalo cittadino di Milano c'è una "disponibilità ridotta di carburante Jet A1 fornito da Air BP Italia", si legge nel Notam. Per questo "i servizi di rifornimento per gli operatori contrattualmente collegati ad Air BP Italia potrebbero essere soggetti a restrizioni".
In realtà, almeno per gli scali veneti una nota di Save ha precisato che "le limitazioni di carburante non sono significative per gli aeroporti del gruppo Save (Venezia, Treviso, Verona). Il problema è relativo ad un solo fornitore e negli scali del gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori". Save ha poi aggiunto che nessuna limitazione riguarda "i voli intercontinentali e per l'area Schengen ed è garantita l'operatività senza alcun allarmismo".
Quanto allo scalo umbro dedicato a San Francesco d'Assisi, il direttore Umberto Solimeno ha assicurato che ci sono scorte per tre settimane, un mese al massimo. In parallelo, Ryanair ha voluto precisare di non prevedere carenze di carburante nel breve termine, anche "se la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio", fa sapere la più grande low cost d'Europa. "Se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l'approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei". D'altra parte, è una questione di numeri, l'Europa importa infatti, secondo gli ultimi dati della Iata (l'associazione per il trasporto aereo), il 30% del fabbisogno di carburante per aerei e la chiusura di alcune raffinerie nel continente negli ultimi anni ha allargato il deficit. Le grandi compagnie si cautelano, tramite strumenti finanziari derivati, dai rialzi eccessivi dei prezzi per il 70% del loro fabbisogno, ma questi contratti non prevedono una consegna fisica e quindi non risolvono il problema attuale caratterizzato da una scarsità di carburante.