Chi è contro la pena di morte ha tutto il diritto di esserlo. Lo si è in genere per motivi morali, attribuendo alla vita un significato trascendente che io sono portata a condividere. E di fronte alla grandiosità del male che un uomo o un gruppo di uomini possono compiere, è troppo poco accontentarsi di mostrare al mondo come quel male possa essere punito. Il male è un pozzo senza fondo: l'esecuzione di Eichmann non ha chiuso il conto. L'esecuzione di terroristi nazi-islamisti non chiuderebbe con l' ideologia che ha portato Sinwar a progettare l'azione in cui mandava i suoi non solo a uccidere ma a stuprare e macellare donne e bambini, a bruciare vive intere famiglie, a rapire centinaia di innocenti.
Semmai nel caso del terrorismo di massa la pena di morte potrebbe servire da deterrenza per chi è in prigione e diventerà il nuovo Sinwar. L'88% dei terroristi tornano a uccidere. Ma questo elemento non è determinante quanto invece la forza del diritto che non è affatto scomparso, ma è stato protagonista del dibattito e ha smorzato le punte della legge presentata in origine. Di fatto, non ho mai sentito una simile discussione su un altro Paese: ai tempi di Obama nessuno ha discusso a fondo l'utilità della pena di morte negli Usa, o in Giappone o in India per limitarsi alle nazioni democratiche. Ma parliamo di Israele, e solo in questo caso si suppone che improvvisamente, questo Paese democratico allora stia diventando un'autocrazia. In realtà chi vuole discutere la pena di morte fa benissimo a farlo nell'era moderna, ma si deve ricordare che la legge già esisteva dall'inizi dello Stato ed è stata usata una volta sola, nel '62 per Eichmann. Una delle prime leggi fatta da Israele nel '48 fu invece cancellare la condanna a morte per assassinio, e rimpiazzarla con la sentenza in prigione. Nel '50 fu reintrodotta sulle tracce di Norimberga la punizione capitale per crimini nazisti; da allora resta esclusa per i crimini ordinari, e resta, mai usata, legata a genocidio guerra e terrorismo.
In realtà un paio di terroristi sono stati condannati ma la sentenza è sempre stata trasformata in anni di carcere. Israele è cauta e democratica, sorvegliata strettamente dalla Corte Suprema, che esamina il testo e probabilmente costringerà a modificare la legge. L'attuale versione, rispetto alla proposta di Ben Gvir con la sua stupida e impropria bottiglia di champagne, è molto più morbida: prevede cautela, diritto di appello, sospensione, perdono giudiziario. Calma. È evidente che si tratta di una scelta di deterrenza, e pensare che l'Europa ne possa fare un'ennesima ragione di rottura con Israele, mentre ha accordi con Marocco, Giordania, Egitto e mentre non si fa sentire sul mostruoso incontrollato uso della forca per diciottenni "nemici di Dio" in Iran, fa venire in mente una parola: cinismo. Un'altra: pregiudizio. Una supposta "deriva antidemocratica" non fu mai accollata a Clinton mentre si usava la pena di morte.
La legge se entrerà in vigore, non avrà significato retroattivo, né tantomeno etnico, come qualcuno pretende. È ridicolo pensarlo, mi chiederei piuttosto perché il terrorismo che vuole distruggere Israele e l'Occidente sia quasi sempre islamico. Il contrario è vero: ma il rovesciamento logico e storico è un classico dell'attuale antisemitismo. Immagina che Israele stia impiccando una fila di terroristi, e non è vero, mentre guarda in silenzio i terroristi impiccare una fila di diciottenni.