Troppi protocolli e il rischio è tagliare chi non rientra negli schemi, le anomalie, i dissonanti, gli irregolari, quelli che non sai dove mettere. È questa la maledizione del calcio italiano? Baggio lo sapeva perché lui era questo: un corpo fuori schema, un ginocchio che secondo ogni protocollo avrebbe dovuto smettere, un talento che nessun algoritmo avrebbe selezionato. Il suo progetto di 900 pagine non era nostalgia, ma rivendicazione. Dice che il bambino che si incanta a guardare il cielo non è un errore del sistema. È il sistema che sbaglia a non riconoscerlo. L'Italia del calcio ha costruito catene di montaggio per produrre giocatori medi in serie. Ha sostituito il gioco libero con la seduta tattica e ha perso l'invenzione. Rivera non sarebbe passato, Mancini e Zola neppure, Totti lo avrebbero corretto fino a spegnerlo. Baggio chiede una cosa semplice: lasciateli giocare. Lasciateli sbagliare, improvvisare e trovare la giocata che non è nel manuale, perché il calcio, come questo paese, non è mai stato grande quando ha seguito le regole. È stato grande quando le ha reinventate.
Il protocollo ha ucciso il gusto dell'anomalia
Scritto il 04/04/2026