L’obiettivo è provare ad allontanare gli inevitabili ricaschi economici causati dalla carenza dei rifornimenti energetici che arrivano dal Golfo Persico. O quantomeno contenerli, visto che proprio ieri in quattro aeroporti italiani - Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia - sono scattati i primi contingentamenti preventivi nel rifornimento dei carburanti. È questo l’approccio con cui Giorgia Meloni è volata nel Golfo, una due giorni iniziata venerdì in Arabia Saudita, dove ha incontrato il principe Mohammad bin Salman, e che ieri l’ha vista prima a Doha, dove è stata ricevuta dall’emiro del Qatar Sheikh Tamin bin Hamad Al-Thani, e poi ad Abu Dhabi, dove ha visto il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Tutti incontri nei quali si è discusso la questione degli approvvigionamenti energetici, oltre al nodo della riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale e alle richieste di forniture militari difensive da parte dei tre Paesi in questione.
Una missione che la premier considera centrale, perché spiega sui social - è «importante» essere presenti «nei luoghi dove si decide una parte fondamentale della nostra sicurezza e del nostro futuro economico». Dall’area del Golfo Persico, d’altra parte, arriva il 10% del fabbisogno complessivo del petrolio italiano, mentre il solo Qatar soddisfa il 10% del nostro fabbisogno complessivo di gas. Quest’ultima è una fornitura fondamentale, che Doha ha dovuto sospendere non solo per l’Italia ma per tutti gli altri Paesi acquirenti dopo gli attacchi dell’Iran all’impianto di Ras Laffan, il più grande giacimento di gas naturale al mondo. E l’aumento dei volumi di gas che l’Italia può ottenere dall’Algeria (dove Meloni è stata una decina di giorni fa) e dall’Azerbaijan (dove andrà a maggio) difficilmente riuscirà a compensare la fornitura del Qatar. Non è un caso che nel corso dell’incontro con l’emiro Sheikh Tamin, la premier fa sapere una nota di Palazzo Chigi - ha «assicurato la disponibilità dell’Italia, attraverso le eccellenze del suo sistema produttivo, a contribuire alla riabilitazione delle infrastrutture energetiche qatarine, fondamentali per la sicurezza energetica su scala globale».
Insomma, spiega Meloni via social, «il Golfo è un attore fondamentale del mercato energetico globale» e «quando cresce l’instabilità non ne risentono solamente gli equilibri internazionali, ma anche i prezzi dell’energia, i costi per le imprese, il lavoro e in ultima istanza il potere d’acquisto delle famiglie». Ed è in questo quadro che la riapertura dello Stretto di Hormuz è diventata una priorità. Il passaggio sicuro di navi commerciali e petroliere sta infatti diventando una necessità per evitare la pericolosa spirale dei prezzi e il razionamento delle materie prime. Bisogna, spiega Meloni, «fermare l’escalation» e «ripristinare il prima possibile la libertà di navigazione delle rotte da cui dipendono energia, commercio e stabilità, a partire ovviamente da Hormuz dove transita una quota enorme dell’energia mondiale». Se la situazione «peggiora», se «la produzione o il transito si contrae o addirittura si ferma», il prezzo «aumenta per tutti» e «se peggiora si può arrivare a non avere tutta l’energia che è necessaria, anche in Italia».
A conclusione del suo tour, la premier ha fatto tappa negli Emirati Arabi Uniti, uno dei Paesi dell’area su cui più pesa il conflitto. Basti pensare che nella sola giornata di venerdì, nel suo spazio aereo arrivati 47 droni e 18 missili balistici. Nel corso dell’incontro con Mohamed bin Zayed, Meloni ha sottolineato la «forte vicinanza dell’Italia» a «una nazione amica e vittima di continui attacchi dell’Iran».
Una due giorni, tira le somme Meloni, il cui obiettivo «non è semplicemente fare testimonianza», ma «dare una mano ad affrontare i problemi e poter così difendere meglio gli interessi nazionali italiani».
Meloni, missione in Qatar e Emirati. "Hormuz, prioritario che venga riaperto"
Scritto il 05/04/2026