L'Italia con altri quattro Paesi. "Ora tassare gli extraprofitti"

Scritto il 05/04/2026
da Fabrizio de Feo

La lettera di Giorgetti e dei colleghi di Germania, Austria, Spagna e Portogallo: "Serve una soluzione europea". L'idea di un prelievo sulle società energetiche

Cinque ministri dell'Economia di Paesi europei, tra cui Giancarlo Giorgetti, chiedono una misura per tassare gli extraprofitti delle società energetiche, in reazione all'aumento dei prezzi del carburante per la guerra in Medio Oriente. Oltre che dall'Italia, la richiesta è sottoscritta anche da Germania, Spagna, Portogallo e Austria.

"Una soluzione europea", scrivono in una lettera al commissario Ue Wopke Hoekstra, "rappresenterebbe un segnale per i cittadini" e per l'economia dimostrando che "siamo uniti e in grado di agire" e invierebbe un "messaggio chiaro": coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte.

In sostanza si tratterebbe di uno strumento comune capace di intercettare i guadagni straordinari generati dall'attuale crisi. Alla base dell'iniziativa vi è la constatazione che il conflitto in Medio Oriente ha prodotto un'impennata dei costi dell'energia, con effetti immediati su famiglie e imprese. L'aumento dei carburanti si riflette sull'intero sistema economico, alimentando l'inflazione e comprimendo il potere d'acquisto. In questo contesto, secondo i firmatari, è necessario garantire una distribuzione più equa degli oneri, evitando che i costi ricadano esclusivamente sui consumatori.

La proposta si inserisce nel solco delle misure già adottate nel 2022, quando l'Unione europea introdusse un contributo temporaneo di solidarietà sugli extraprofitti delle imprese energetiche. Oggi, però, l'obiettivo è più ambizioso: costruire un meccanismo stabile e armonizzato a livello comunitario, fondato su basi giuridiche solide e applicabile in modo uniforme nei diversi Stati membri. Secondo i ministri, agire insieme permetterebbe di "finanziare misure temporanee di sostegno, in particolare per i consumatori, e contenere l'aumento dell'inflazione, senza gravare ulteriormente sui bilanci pubblici". Bruxelles è invitata a "sviluppare rapidamente" lo strumento e a valutare "se e come i profitti esteri delle compagnie petrolifere multinazionali possano essere inclusi in modo più mirato" rispetto al precedente contributo del 2022.

Resta però aperta una questione cruciale: la definizione stessa di "extraprofitto". Secondo alcuni osservatori, individuare con precisione quali guadagni possano essere considerati straordinari rispetto alla normale attività d'impresa è un'operazione complessa. In questa direzione si collocano le osservazioni provenienti dal mondo industriale. Le aziende del comparto petrolifero esprimono preoccupazione per l'introduzione di ulteriori elementi di instabilità in una fase già delicata, segnata dalla necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e affrontare la transizione energetica.

La Commissione europea, dal canto suo, ha confermato di aver ricevuto la proposta e di essere al lavoro su possibili risposte alla crisi energetica. "L'abbiamo ricevuta, la stiamo valutando e risponderemo a tempo debito". L'esperienza del 2022 rappresenta un precedente importante, ma le condizioni attuali richiedono un'analisi aggiornata e soluzioni mirate.

Politicamente un invito a calibrare bene la misura arriva da Forza Italia. Stefania Craxi, neo presidente dei senatori azzurri, valuta positivamente la proposta ma sottolinea che "per raggiungere davvero l'obiettivo, l'Unione dovrà costruire questa proposta insieme agli attori del settore energetico, definendo criteri uniformi, trasparenti e applicabili senza ambiguità. Per evitare che l'iniziativa possa definirsi come una misura punitiva per le imprese o come l'ennesima tassa, che non servirebbe allo scopo". Mentre la Lega apre un'altra strada: "L'Europa riconsideri le forniture di petrolio e gas dalla Russia", dice una nota partito di Salvini. Il confronto è dunque aperto. La sfida per l'Unione europea sarà dunque trovare il giusto equilibrio, coniugando solidarietà e competitività.