Speriamo che la rapiscano, è l'unica buona aspettativa che mi si presenta". Un augurio chiaro ed esplicito è comparso in un gruppo di discussione legato alla galassia antagonista in riferimento al viaggio di Giorgia Meloni nel Golfo.
Un viaggio nato per trovare soluzioni legate alla sicurezza energetica a fronte della guerra in Medioriente, che ha portato alla chiusura quasi parziale dello Stretto di Hormuz dal quale passano le forniture di materia prima.
E nonostante l'iniziativa intrapresa per il bene del Paese, sia la sinistra politica che quella civica hanno alzato le barriere contro il suo operato in maniera evidentemente ideologica. Una presa di posizione alla quale la stessa premier ha replicato, sostenendo che "l'opposizione chiaramente fa il suo lavoro, però si trova anche nella fortunata posizione di chi può criticare comodamente seduto sul divano perché sono altri che devono risolvere i problemi e noi lo facciamo. Ci aspetteremmo forse un atteggiamento un po' più costruttivo".
Ma se i partiti di opposizione riescono a stare quasi sempre nei limiti della continenza verbale, dalle parti della sinistra radicale quel limite viene superato nella maggior parte dei casi, arrivando fino alle minacce di morte e agli auspici più pericolosi.
L'augurio che Meloni venga "rapita" nel corso della missione nel Golfo che arriva dagli antagonisti si inserisce in una discussione in cui il presidente del Consiglio viene definita come "una dei principali cagnolini di Trump" che "se non fa qualcosa di significativo rischia di rimetterci alle elezioni".
Ancora una volta la realtà viene piegata a una narrazione di comodo dalle frange antagoniste, che costruiscono una verità parallela allo scopo di fomentare, e auto-fomentare, gli animi delle piazze in vista delle manifestazioni successive.
Questo scambio, è comparso in un gruppo Telegram in cui, non molti giorni fa, veniva apertamente dichiarato che "crivellare i liberali sarà divertente" dopo "la rivoluzione", perché "i miliardari che rubano non devono essere puniti dallo Stato ma dalla popolazione durante la rivoluzione".
Sottovalutare la violenza che emerge da questi gruppi, derubricando il tutto a meri scambi virtuali sarebbe sbagliato, anche perché questo tipo di contenuti hanno già "bucato" la membrana e sono arrivati nel mondo reale, come dimostrano anche, ed è soltanto l'esempio più recente, le scritte comparse di recente a Bologna, ma da tempo in tutta Italia, come "spara a Giorgia" e "Meloni appesa", oppure i cori molto spesso scanditi nelle manifestazioni "Meloni sei la prima della lista".
Il lavoro delle forze dell'ordine nell'identificare questi soggetti è incessante ma la tendenza è ad aumentare sempre di più lo scontro con lo Stato. In tutto questo manca ancora una condanna forte e decisa da parte delle opposizioni, che spesso tacciono davanti a simili minacce, forse nella speranza di non perdere qualche voto che potrebbe arrivare dalla galassia antagonista. Ma quando l'odio ideologico arriva a invocare il sequestro di persona o la violenza fisica si scivola in un terreno pericoloso, dove il dissenso democratico lascia il posto a una vera e propria pulsione eversiva.
Il rischio concreto è che, a forza di sdoganare certi termini nel virtuale, sui muri o nelle manifestazioni, si finisca per normalizzare l'aggressione verbale fino a renderla l'anticamera di quella fisica: la sensazione è che si sia già superata la linea rossa.