Nella più totale discrezione, Delfin decide di fare un passo di lato rispetto al futuro di Mps. La cassaforte della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, non ha partecipato al voto sulla lista del cda (la sua rappresentante nel consiglio, Barbara Tadolini, ha deliberatamente disertato la riunione) che ha escluso il nome del ceo Luigi Lovaglio tra i nomi previsti per il rinnovo dei vertici.
Scelta che deriva dalla volontà di prendere le distanze da una vicenda divenuta fin troppo spinosa, complicatasi con l’intervento della Procura di Milano che indaga su un presunto concerto nella scalata a Mediobanca tra Delfin e il gruppo Caltagirone. Secondo quanto raccolto, Milleri vorrebbe mantenere le azioni evitando però di partecipare a battaglie come quelle che hanno avuto luogo per la lista del cda.
Un board che, a larghissima maggioranza, si è espresso per la non ricandidatura di Lovaglio, anch’esso coinvolto nell’inchiesta.
Il rischio, come nota l’avvocato ex Consob Gioacchino Amato, «ove anche il cda» di Mps «avesse candidato il ceo uscente Lovaglio sarebbe stato molto elevato il rischio che Banca d’Italia potesse ritenere lo stesso privo del requisito di correttezza professionale, comportandone la decadenza». Un rischio troppo alto, secondo le valutazioni del comitato nomine guidato da Domenico Lombardi e dal presidente Nicola Maione.
Lovaglio, dal canto suo, ritiene di avere pagato con l’esclusione il non avere obbedito a Caltagirone, il quale era contrario al delisting di Mediobanca voluto invece dal banchiere per massimizzare le sinergie dell’integrazione promesse al mercato. Anche se altre fonti sottolineano che il dissenso sarebbe maturato proprio all’interno del board, dal momento che il ceo non avrebbe avuto contatti diretti con gli azionisti, in particolare con Caltagirone, da settembre e quindi non ci sarebbe stato alcun ordine da parte dei soci. Intanto, nella giornata di ieri sono trapelate riserve da una lettera della Bce datata 4 marzo - arrivata nel giorno della riunione del cda, che ha poi ritenuto conformi alle prescrizioni i 20 candidati dopo averne preso visione - sul processo di selezione dei candidati della lista del cda di Mps, condotto in «tempi stretti» e che ha portato a valutare l «maggior parte dei candidati» con «punteggi alti», anche in presenza di «un livello e una qualità di esperienza molto diversi». Questo «solleva preoccupazioni» sul rischio che «possa portare a un deterioramento nella composizione del cda».
La Bce inoltre riconosce che «la selezione del ceo è una prerogativa di Mps», ma la vigilanza si attende «che il piano industriale approvato dal cda il 26 febbraio 2026» in particolare «in riferimento all’integrazione con Mediobanca». Per cui, a quanto pare, la vigilanza ritiene che il futuro già deciso di Piazzetta Cuccia «non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato».
L’istituto centrale ha inoltre raccomandato una approfondita valutazione sulla indipendenza di giudizio dei componenti del cda e un ceo che disponga di una «chiara» autonomia. Il board, una volta presa coscienza dei paletti di Francoforte, ha poi scelto una triade di candidati composta da Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi che sono stati ritenuti in linea con l’identikit della vigilanza. Quest’ultimi sono profili - in particolare Passera, che è stato ad di Intesa Sanpaolo - con esperienza importante tra finanza e settore bancario.