Una Pasqua che racconta mille (e una) storie di rinascita

Scritto il 05/04/2026
da Giulio Dellavite

Shahrazad è la protagonista del libro Le mille e una notte, antica raccolta di novelle popolari arabe e persiane, compilate in diversi periodi tra l’VIII e il XIV secolo, incorniciate da un contesto narrativo. Il re persiano Shahriyar, incattivito da esperienze negative, decide che avrebbe sposato una giovane vergine ma, dopo la prima notte nuziale, la avrebbe uccisa.
Così avrebbe continuato, una dopo l’altra, per odio verso i suoi sudditi. Shahrazad, figlia del visir, si offre volontaria per prima. Dopo le nozze, giunti nella camera del sovrano, dice al re: «Prima fammi raccontare una storia».
Inizia una favola affascinante che interrompe sul più bello, nella notte, per rimandare il finale all’alba in modo da non essere giustiziata. Il re incantato, rinvia l’esecuzione: «Raccontamene un’altra». Shahrazad tesse un labirinto di novelle. Le più famose sono Aladino e la lampada, Ali Babà e i 40 ladroni, Sinbad il marinaio, ad esempio. Passano mille e una notte. Le parole di Shahrazad «belle come angeli» (dice il testo) – guariscono il cuore del re e salvano le donne del regno. In questi giorni in confessionale mi sono stati offerti tanti racconti, a causa di un afflusso maggiorato di persone in concomitanza con la Settimana Santa, anche se molto meno rispetto al Natale.
Quando ero bambino a catechismo si insegnavano «i precetti» e tra questi c’era quello di confessarsi una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua. Posso in coscienza davvero dire di aver incontrato «mille e una notte» abitate da Dio: una variegata lista di peccati, di errori, di sbagli, di mancanze, di fallimenti fa tutto questo è solo la cornice di mille e una storia sacra, storie di vita piena, storie di speranza coraggiosa, storie di premura persistente, storie di amore invincibile.
Per questo, oggi, festa di Pasqua, vorrei farvi gli auguri con una parola: Shahrazad. Il mio desiderio e la mia preghiera è che ciascuno possa vivere esperienze «da mille e una notte». Comunemente noi attribuiamo a questa espressione un senso di meraviglia, infatti ad esempio descriviamo un luogo, un evento, una proposta «da mille e una notte». A volte l’orizzonte è quello dell’amore e della passione, con sentimenti e sensazioni «da mille e una notte» dentro attimi romantici o momenti pieni di vibrazioni.
In altre occasioni esprime un senso di infinita ricchezza, di fascino magico, di viaggio in mondi incantati, di esperienze straordinarie «da mille e una notte».
In questa Pasqua, che vede il mondo insanguinato da guerre assurde, che vede la società inquinata da troppa violenza irascibile, che vede le famiglie annaspare tra le tensioni, che vede ciascuno impantanato in mille sforzi ci sarebbero da dire «mille cose» come augurio. Anzi secondo me è proprio il caso di dire che è urgente che siano «mille e una», perché per me ce n’è una speciale da considerare un plus: la risurrezione di Gesù che è il senso della Pasqua, la fonte della primavera, la sorgente di ogni risurrezione e rivitalizzazione. Quell’uno in più è lo scarto della speranza, è lo spostare ogni pietrone che imprigiona, è l’oltre che vince le tenebre del male con un’alba nuova. Vale per la morte di Gesù come ce la racconta il Vangelo, ma vale allo stesso modo e allo stesso tempo per ogni morte, soprattutto per le morti interiori o affettive, per le morti delle relazioni, delle prospettive, delle idee. Vorrei come Shahrazad, oltre alla risurrezione di Gesù, raccontarvi mille storie di rinascita per poter guarire il cuore.
In questo caso però non si tratta di favole, ma di vicende concrete e reali che mi sono state donate in confessionale. Dentro la normalità di ognuno ci sono esperienze di vittoria della primavera della vita che zittisce il male, che dà scacco matto al pessimismo, che toglie alla negatività il diritto di avere l’ultima parola.
Vorrei per ciascuno mille e una speranza, cioè una sempre in più, quella che libera dalle bende della frustrazione, dalla puzza dei rimpianti, dai pietroni della rassegnazione, dal buio del pessimismo.
Vorrei per ciascuno mille e una parola, «belle come angeli» per testimoniare che il bene vince, il bello è efficace, il buono è forte, il vero è motivante, il giusto è arricchente. Vorrei per ciascuno di voi mille e una alba: quella di possibilità rinnovate, di tensioni cicatrizzate, di rivendicazioni disinnescate, di attese realizzate, di crisi superate, di dialoghi ricominciati, di fatiche fruttate, di pace ritrovata, di benessere conquistato. Comunque, per me Gesù batte Shahrazad, e quindi che sia per ciascuno una Santa Pasqua da mille e una notte.