Sigarette spente sulle gambe, botte e notti al freddo: madre arrestata per tortura sui figli

Scritto il 04/06/2026
da Roberta Damiata

Una donna di 38 anni è in carcere con l'accusa di tortura e maltrattamenti aggravati nei confronti dei suoi quattro figli. L'inchiesta è partita dalle confidenze raccolte a scuola e da una relazione inviata ai carabinieri

Per gli investigatori non si sarebbe trattato di episodi isolati o di punizioni occasionali, ma di un sistema di violenze e vessazioni che sarebbe andato avanti per anni. È con questa accusa gravissima che una donna di 38 anni, disoccupata e residente in un comune della provincia di Bergamo, si trova in carcere dal 17 aprile. Il provvedimento di custodia cautelare è stato disposto dal gip Riccardo Moreschi al termine delle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Bergamo e coordinate dal pubblico ministero Annaelena Mencarelli. La donna deve rispondere di tortura e maltrattamenti aggravati nei confronti dei suoi quattro figli, oggi di 13, 12, 12 e 10 anni. Le contestazioni mosse dalla Procura coprirebbero un arco temporale molto lungo, con episodi che, secondo l'accusa, risalirebbero addirittura al 2016.

Le accuse di torture

Nell'ordinanza di custodia cautelare emerge il quadro che ha portato gli inquirenti a contestare un reato raramente applicato in ambito familiare, quello di tortura. Secondo quanto riportato negli atti, i due gemelli sarebbero stati sottoposti a una "quotidiana, incessante e immotivata umiliazione, a prescindere dal comportamento da loro tenuto". Per il giudice non si sarebbe trattato di reazioni a comportamenti scorretti o a mancanze dei ragazzi, ma di una condotta sistematica finalizzata a provocare sofferenza. L'obiettivo, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stato quello di "farli soffrire e annichilirne lo spirito". Proprio questa presunta volontà di infliggere sofferenze fisiche e psicologiche continuative ha portato gli investigatori a contestare il reato di tortura.

Le notti passate nella doccia

Tra gli episodi più inquietanti raccontati dai figli vi sono quelli relativi alle condizioni in cui sarebbero stati costretti a dormire. Secondo le testimonianze raccolte durante le indagini, i due gemelli dodicenni sarebbero stati obbligati in più occasioni a trascorrere la notte nella doccia, rannicchiati e senza coperte. L'acqua fredda, sempre secondo i racconti, sarebbe stata utilizzata come sveglia. Uno dei ragazzi ha descritto agli investigatori un clima di continue aggressioni verbali e fisiche. "La mamma mi insultava e mi picchiava continuamente. Mi vietava di ridere, dicendo che non meritavo di essere felice". Il minore ha inoltre raccontato di essere stato costretto a dormire nella doccia oppure sul pavimento perché, a suo dire, la madre gli ripeteva che non meritava di dormire nella propria camera. Nella stessa deposizione il ragazzo ha riferito altri episodi che sarebbero avvenuti nel corso degli anni, dalle sigarette spente sulle gambe all'obbligo di andare a scuola in pigiama o con scarpe femminili per essere umiliato davanti ai compagni.

Legati alle sedie e privati dei bisogni essenziali

Le accuse formulate dai minori descrivono una situazione che sarebbe andata ben oltre le violenze fisiche. Secondo il racconto del gemello, lui e i fratelli sarebbero stati talvolta legati alle sedie e successivamente percossi. Ai bambini, inoltre, sarebbe stato vietato di fare colazione, fare la doccia o cambiarsi gli abiti. Una serie di comportamenti che, secondo gli inquirenti, avrebbe contribuito a creare un contesto di sofferenza costante e di totale sottomissione psicologica.

Il volto ustionato

Tra gli episodi finiti al centro dell'inchiesta ce n'è uno che risalirebbe al marzo del 2025. Secondo il racconto di una delle figlie, durante una discussione scoppiata per una minestra troppo calda, la donna avrebbe afferrato la testa di uno dei figli e l'avrebbe spinta nel piatto, provocandogli ustioni al volto. "A scuola tutti gli chiedevano cosa aveva in faccia e lui rispondeva di essersi scottato al sole", ha raccontato la ragazzina agli investigatori. L'episodio sarebbe stato uno dei tanti segnali di un disagio che, secondo gli accertamenti, i bambini avrebbero cercato a lungo di nascondere all'esterno.

Bastoni, schiaffi e una lunga serie di insulti

Le testimonianze raccolte descrivono anche numerosi episodi di aggressioni fisiche. I figli hanno riferito che la madre avrebbe utilizzato per colpirli il bastone della polenta e il manico della scopa, oltre a ricorrere a schiaffi e calci. Accanto alle percosse ci sarebbero state continue offese verbali. Tra gli insulti che i ragazzi hanno riferito agli investigatori figurano parole come "disabile", "mongoloide", "gay" e "scimmia". Secondo gli inquirenti, le umiliazioni verbali avrebbero avuto un ruolo centrale nel presunto sistema di violenze contestato alla donna.

La difesa della 38enne

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, assistita dall'avvocato d'ufficio Manuel Ghezzi, la donna ha respinto ogni addebito. La 38enne ha definito le accuse "fantasie", sostenendo di non riuscire a spiegarsi le dichiarazioni rese dai figli. Ha ammesso che in passato i due gemelli avevano già avanzato contestazioni nei suoi confronti, ma si sarebbe detta sorpresa dal fatto che anche gli altri due figli abbiano confermato la medesima versione dei fatti. Una circostanza che, secondo il gip, rafforzerebbe l'attendibilità delle accuse. Nell'ordinanza il giudice sottolinea infatti come i racconti dei quattro minori siano risultati "perfettamente convergenti" e trovino riscontro anche nelle fotografie delle lesioni acquisite durante le indagini.

Respinta la richiesta dei domiciliari

Dagli accertamenti svolti finora non sarebbero emersi disturbi psichiatrici né problemi di dipendenza documentati. Negli atti viene però ricordata una denuncia presentata nel 2019 dal nonno materno dei bambini e successivamente archiviata, nella quale l'uomo aveva descritto la figlia come "alcolista". Elementi che, allo stato attuale, non hanno però trovato conferme investigative. Nel frattempo il giudice ha respinto la richiesta di concessione degli arresti domiciliari, ritenendo necessario mantenere la misura della custodia cautelare in carcere.

La svolta grazie alle confidenze raccolte da un'educatrice

La vicenda era già nota ai servizi sociali e al Tribunale per i Minorenni di Brescia, che seguivano la situazione familiare fin dal 2019. La svolta nelle indagini è arrivata lo scorso novembre, quando i carabinieri hanno ricevuto una relazione redatta dal dirigente scolastico dell'istituto frequentato dai fratelli maggiori. Il documento era basato sulle confidenze che i ragazzi avevano fatto a un'educatrice e che avevano fatto emergere un quadro estremamente preoccupante. In quel periodo uno dei gemelli, quello che aveva riportato le ustioni al volto, era già fuggito da casa portando con sé tre zaini.

I figli allontanati dalla famiglia

Oggi i quattro minori non vivono più con la madre. I tre figli maggiori sono stati collocati in tre diverse comunità educative e sono assistiti da una curatrice speciale nominata dal tribunale. Il più piccolo, invece, è stato affidato al padre biologico. Una decisione adottata nell'ambito delle misure di protezione predisposte dalle autorità dopo le accuse che hanno portato all'arresto della donna e all'apertura del procedimento penale nei suoi confronti.